punti di vista

Appunti settimanali #2: L’ultima notte

È fin troppo scontato fare le condoglianze al capitalismo, evidenziarne i difetti, preannunciarne la fine, ma d’altro canto la narrazione mainstream sembra continuare a usare slogan vecchi di mezzo secolo, con un certo nostalgismo incomprensibile (o comprensibile solo per motivi anagrafici), mentre il mondo continua ad accelerare in una direzione altra (sospendo il giudizio di valore, ma diversa di sicuro), passando di crisi in crisi senza soluzioni né alternative all’orizzonte.
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catalogare/archiviare/ricordare

Colpito da un flusso di informazioni costanti, alla ricerca di nuovi canali percettivi per poterne assorbire ancora di più, mi trovo spesso a dimenticare ciò che mi passa sotto gli occhi, nelle orecchie, per qualche millesimo di secondi fra le sinapsi del cervello. Nel disperato tentativo di dare senso a quelle brevi scariche elettriche (ammesso che sia possibile), ho bisogno di ricordare, archiviare, catalogare, per potere poi costruire nuovi ponti/mondi/connessioni neurali.
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Dov’è la Trümmerliteratur?

Un’idea che ho da un po’ è che mi sembra di vivere in un dopoguerra qualsiasi, ma senza che ci sia stata la guerra. Non ci sono macerie fisiche, ma luoghi (della mente e non) abbandonati, lasciati alla devastazione del tempo. È una cosa che razionalmente non so neanche spiegare più di tanto, ma che ogni tanto trova anche qualche conferma (oltre a quella dei cicli del capitalismo, ineluttabili come l’imbecillità umana).
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Gioco suicida

L’inutilità si somma all’angoscia nei centri commerciali: asettici, ridondanti, aggressivi, inumani. Nei momenti di maggior ottimismo mi convinco che i motivi per rercarsi in un centro commerciale nell’era di internet diventino sempre meno e che, viceversa, siano destinati a sopravvivere quei rari luoghi che ancora vendono oggetti sfuggiti ai tentacoli della rete. Questo sarà sempre più difficile, ovviamente, ma mi voglio illudere.
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Guerra e Pace, appunti sparsi

Appunti sparsi di fine lettura:
– godibilissimo, il dipanarsi della trama e dei personaggi nel tempo viene talmente naturale che ha del miracoloso;
– non avevo capito subito che il protagonista (o quantomeno colui che si avvicina di più a questa figura) fosse Pierre, ma è sicuramente il personaggio più interessante;
– il mio idolo però rimane il vecchio Bolkonskij;
– bello anche Kutuzov, per quanto troppo incensato, ma va ricordata la sua ineguagliabile fine:
“Al rappresentante della guerra nazionale non restava più nulla se non morire. Ed egli morì.”;
– alla fine dei conti l’unico vero antagonista di tutto il libro sono gli storici (anche Napoleone viene spogliato di tutti i meriti quanto di tutte le colpe);
– i russi hanno questa ironia e sprezzo dei propri stessi personaggi che si intrufolano in ogni romanzo, anche in quelli più epici, che non so: li sto scoprendo principalmente quest’anno e mi sa che li adoro (chi più chi meno);
– oltre a rappresentare un’esoticità, forse anche involontaria, che fatico a ritrovare in qualunque altra scrittura, anche ben più moderna;
– ho apprezzato il tentativo non sempre riuscito di sospendere giudizi, vedi sopra con Napoleone;
– ho apprezzato anche molte similitudini, come quella di Mosca paragonata a un alveare senza regina (e in generale quelle sulle api sono forse le migliori, per caso Tolstoj era un apicoltore?);
– la misoginia che passa in nonchalance fra una descrizione di Nataša e l’altra non mi ha turbato più di tanto;
– le invettive contro gli storici invece dopo un po’ mi hanno stufato;
– visto l’epilogo mi suona sempre più strano l’uso della parola Provvidenza a metà romanzo, non vorrei fosse un intrusione del taduttore (Pietro Zvetermeich).

Scene fantastiche:
– tutte quelle con il vecchio Bolkonskij;
– quasi tutte quelle con psycho Dolochov;
– quando il pusillanime Rastopèin getta il prigioniero politico (Verešèagin) nelle fauci della folla;
– in generale guerra > pace

In conclusione:
– ho preferito il Tolstoj narratore al Tolstoj saggista (per quanto l’epilogo giunga a esprimere un pensiero più o meno chiaro e interessante, da non sottovalutare (ma non credo che nessuno sottovaluti Tolstoj o Guerra e pace)), spesso pungente ma anche impreciso e ridondante.