La Cucina Nuova, Giorno 3 – l’intonaco maledetto

La sveglia suonò prestissimo anche quella mattina, gli elettricisti erano tornati a finire l’impianto ma a noi spettava ancora il lavoro peggiore per rifare La Cucina Nuova

Giorno 3

realizzare-un-intonaco_o1In realtà gli elettricisti hanno quasi finito e si limitano a sistemare il contatore la mattina (tra l’altro installandocene uno nuovo alto un metro e mezzo e completamente vuoto – ma a norma, eh), mentre noi ci prepariamo psicologicamente al lavoro più difficile dei muratori: stendere e rasare l’intonaco. E noi non siamo muratori.
Gli elettricisti, cordiali e sorridenti, ci salutano e ci lasciano con le canaline montate su un muro che chiamare grezzo è fare un complimento. Ieri abbiamo provato a tappare i buchi più grossi, invano. Torniamo quindi al sacco da 10kg già aperto e studiamo bene le dosi dell’acqua, perché non ci ha convinto del tutto. Soprattutto non ci ha convinto la sua riuscita: dovrebbe essere garantito per 15mq, ma noi ci facciamo meno di un quarto del muro della cucina. E la nostra cucina è minuscola.

Così, mentre lei si dà alla stesura dell’intonaco rimasto, io corro (per modo di dire, ricordo la descrizione del traffico berlinese di ieri) in auto a prenderne un altro sacco da 30kg. Per usare il nostro ascensore bisogna aprire e chiudere così tante porte che preferisco farmi due piani di scale col sacco sulle spalle a mo’ di bilancere. Per fortuna (e senza motivo apparente: stessa marca, stessa qualità, stessa confezione), questo secondo sacco sembra essere leggermente più usabile e chiaro, insomma più lavorabile. Ci mettiamo quindi in due: lei con lo spatolone professionale a fare il grosso, io con le spatoline ridicole a fare le finiture dietro ai tubi e nei posti più infognati.
Fare un intonaco da soli non è per niente facile, ma la cosa peggiore sono quei buchi postbellici che non riusciamo a riempire neanche alla seconda passata (nota: spalmare l’intonaco in grandi quantità in verticale non è semplice, per via della sua natura liquida e viscosa). L’eterna lotta dell’uomo contro l’intonaco che cola inesorabilmente lungo le conche spesse 5cm.

(piccola nota: alla fine della giornata ho le mani e i polpastrelli talmente guasti che il cellulare non riconosce più le mie impronte digitali)