La scorrevolezza

Dicevo ieri che ho finito l’ultimo libro ceco di Kundera e mi è nata di conseguenza una riflessione.
Trovo che ci siano due tipi di scrittori (vabbè, al solito non è vero, però che bello dividere in due le cose, come ci fossero sempre categorie esattamente contrapposte), i cui rappresentanti per me saranno Milan Kundera e Stephen King.
Milan_Kundera_reduxIl primo, proprio nel romanzo che ho appena letto, sostiene fondamentalmente che l’importante in un libro è tutto ciò che non riguarda strettamente la storia e quindi esattamente ciò che non viene riportato dagli adattamenti. Per cui il libro migliore è quello non adattabile.
Il secondo, in un suo celebre libro a metà fra un romanzo autobiografico e un manuale di scrittura creativa che ho letto qualche mese fa, suggerisce al futuro scrittore di tagliare tutto ciò che non serve alla storia. Non per niente, forse, è uno degli autori più adattati al mondo, fra cinema, televisione e fumetti.
330px-Stephen_King,_ComiconIl primo, oserei tipicamente e classicamente europeo, alla ricerca continua del significato, oltre che del significante, specie nei suoi romanzi-saggi (che comunque travalicano la modernità e parlano del classico in maniera completamente post-moderna).
Il secondo, quanto di più americano possa esistere, devoto al dio del page-turning, alla cosiddetta scorrevolezza (per ricercare la quale dà consigli precisi e molto utili, sempre in quel libro lì).
Non che ci sia un modo giusto o sbagliato di pensare o scrivere[[1. mi sono reso conto che già questa è una sentenza a suo modo, dato che c’è più di qualcuno che pensa ci sia un modo giusto di scrivere, o di pensare]], non esprimo sentenze, e poi apprezzo entrambi gli scrittori (anche se, ovviamente, in maniera diversa). Però mi viene in mente quel blog sulle recensioni online (Lo Stroncatore), che purtroppo ha chiuso, e il suo autore (Mauro Zucconi), che in un’intervista ha detto una cosa secondo me molto bella (cito):

Sai che cosa mi sorprende di più delle recensioni che leggo, negative e no? Che un attributo positivo per molti lettori è “scorrevole”. Non so che fretta abbiano di scorrere, sinceramente, forse hanno fretta di passare al libro successivo, forse non si vogliono immergere, e molti intendono la scrittura come un “relax” (recensione negativa per Il pendolo di Focault: «Non adatto per il relax»). È una cosa che non posso condividere. Io non leggo per rilassarmi, ma per impegnarmi. Questo mi permette di sentirmi amato da libri bellissimi.

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