Motorizzazione si dice Kfz-Zulassungsbehörde

Oggi dovevo andare alla motorizzazione per registrare la macchina a Berlino. Per fortuna è già registrata in Germania, so dove andare, ho l’appuntamento, ho tutti i documenti richiesti: una cosa da cinque minuti.
A meno che.

Appena uscito dalla stazione di Gneisenaustraße, mi coglie il solito spaesamento di quando esco da sottoterra in un quartiere nuovo, senza punti di riferimento. Ho sempre dei dubbi sulla direzione da prendere, ma vado un po’ a intuito e non sbaglio la strada. Ne ho la conferma quando inizio a vedere file di baracchini e minivan appoggiati lungo la strada, come per una sagra o un festa locale, ma non danno da mangiare: fanno targhe. Una signora lì fuori mi chiede se ho bisogno, io le spiego che sto andando alla motorizzazione, e lei mi chiede se ho un appuntamento, confermo, e mi spiega anche il piano e la stanza dove andare. Gentilissima. “Se poi hai bisogno di una targa, torna qui”, rispondo di sì, ma so di non dover cambiare targa, per fortuna.
Dopo questo simpatico episodio, mi accorgo che ci sono davvero molti più baracchini del previsto, e tutti, nessuno escluso, mi fanno cenno e mi chiedono se ho bisogno. Gentili e sorridenti i tedeschi di Bergmannkiez, ma non sono disinteressati. E neanche tedeschi.
Solo dopo un po’ riconosco la motorizzazione in un austero edificio dai mattoni rossi e circondato di filo spinato, giusto di fronte a un cimitero. Piove anche un po’, se fossi in un film, sarebbe un horror di sicuro.
Salgo fino al secondo piano, come indicato dalla signora di prima, e trovo subito due sale d’aspetto stracolme e maleodoranti. Passo dall’una all’altra, ma non c’è alcuna differenza. Mi siedo dove trovo posto e tiro fuori Spiccioli di Nadiani, un libro che mi fa nostalgia di più cose in una volta sola. Attorno a me c’è chi gioca col cellulare, chi chiama, chi legge un libro, chi parla col vicino in tutte le lingue tranne quella del posto, chi ha lo sguardo perso davanti a sé, chi fisso sul tabellone, chi ha aspettato i Tartari per troppo tempo. E c’è anche chi, come me, si guarda intorno un po’ perplesso e intimorito dalla situazione. Ma tutti, nessuno escluso, alzano la testa all’unisono verso il grande monitor al centro della stanza, che pinga rumorosamente ogni pochi secondi, esponendo sempre nuovi numeri dalle 5 alle 9 cifre, senza un ordine o una logica apparenti. Dopo 10 minuti è un riflesso pavloviano, dopo 30 una tortura cinese, oltre si è direttamente in un libro di Kafka, in attesa di essere condannati. Ogni tanto qualcuno si alza, ma molto più spesso ai numeri e ai ping non corrisponde altro movimento se non quello del capo. Ogni tanto si affaccia anche qualche nuovo arrivato, e si può leggere sul suo volto la stessa smorfia di sorpresa e repulsione che ho sicuramente indossato anch’io all’ingresso. A volte si incrocia anche qualche sguardo che esprime la pura e semplice disperazione.
Lo stomaco brontola (sono le due, avrei dovuto mangiare prima, ma ormai non posso più lasciare il posto!), il naso soffre, la testa gira, l’attesa supera i 60 minuti, la speranza è quasi finita. E per fortuna che avevo preso appuntamento. Ecco come uccide la burocrazia: lentamente.

kfz-zulassungsstelle

Quando un’altra ora dopo uscirò dal minaccioso edificio della motorizzazione, gli uomini e le donne dei baracchini delle targhe mi saluteranno sorridenti, e io risponderò dall’altro lato della strada, felice come un sopravvissuto.