Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart – la rece

MattElliott_OMICBYH_webIeri sera non sono andato a vedere/sentire Matt Elliott a Bologna per vari motivi, fra cui quello che sono vecchio, così mi sono ascoltato a ripetizione il nuovo album. Diverso per la presenza di un gruppo vero e proprio, diverso per la compresenza dell’anima gemella del cantautore (la sua versione drum ‘n bass) Third Eye Foundation, diverso anche per la copertina che stacca nettamente con le precedenti (purtroppo mi viene da dire). La prima cosa che fa pensare è anche il titolo dell’album, non che Elliott non sia solito a titoli lunghi e/o particolari (vedi la bellissima suite del precedente album “If Anyone Tells Me, ‘It Is Better to Have Loved and Lost Than To Have Never Loved At All,’ I Will Stab Them in the Face”), ma il fatto è che dopotutto Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart è un titolo positivo, al contrario di molti altri (come quello appena citato), che sembra alludere alla possibilità di andare oltre, o quantomeno l’impossibilità di essere fermati e distrutti se non fisicamente.
Così, quando mi sono apprestato ad ascoltare per la prima volta il nuovo album di Elliott avevo qualche dubbio e curiosità in più rispetto alle volte precedenti.

Si apre con la lunghissima The Right To Cry (17’20”) dove ritroviamo il solito fiume in piena che travolge tutto e tutti, compresi i dubbi sul nuovo album: infinita cavalcata dove il gruppo non aggiunge né toglie nulla, ma ritroviamo il caro vecchio Matt Elliott. La successiva Reap What You Sow invece appare come un pezzo insolitamente leggero, una specie di ninna nanna cullata dal vocione del nostro e dal gruppo che qui appare concretamente e davvero non sembra più di sentire un Elliott solista. La successiva I Would Have Woken You With This Song è una strumentale splendida fin dal titolo, dove Matt torna protagonista con la sua chitarra. Prepare For Disappointment riprende dove mi aveva lasciato la precedente, realizzando però il vero connubio del nuovo Elliott più leggero e accompagnato dal gruppo con il vecchio ululante e disperato cantautore a cui siamo abituati. Zugzwang torna su terreni più consoni (almeno per M.E.) pur mantenendo una quasi impalpabile presenza degli altri componenti del gruppo, i quali accompagnano Matt Elliott senza mai avvicinarglisi realmente. Lo stesso accade con la successiva Again. De Nada invece, che conclude l’album prima del dittico a nome Third Eye Foundation, è un altro pezzo piuttosto delicato, un’apertura verso un’idea di musica meno disperata e più dolce forse. I due brani successivi sono due pezzi nell’inconfondibile stile di Third Eye Foundation, ma piuttosto soft, ben amalgamati sia con il resto dell’album che con la precedente produzione del marchio.
Alla fine dei conti, non è cambiato troppo e anche le paventate aperture bucoliche o semplicemente meno plumbee del solito ci sono ma non guastano nelle atmosfere del nuovo ottimo album di Matt Elliott. Effettivamente, per quanto mi riguarda la meno riuscita del lotto è proprio Reap What You Sow, forse anche per lo stacco troppo netto rispetto alla precedente lunghissima cavalcata e anche al resto dell’album, molto coeso invece, nonostante le diverse anime presenti.

Punto di forza: il titolo del penultimo pezzo (di 9’39”) a nome Third Eye Foundation: “All Of Our Leaders Are Sociopathic, Criminal Monsters Who Should Be Locked Away Far From Any Kind Of Power For The Good Of All Humanity (The Third Eye Foundation Remix)”
Punto debole: la copertina. Matt Elliott mi aveva abituato a copertine stupende, specie l’ultima di The Broken Man (ad ora anche il mio album preferito del cantautore), invece questa non mi dice nulla ed è in netta rottura con le precedenti. Forse una scelta voluta, che però non paga a livello estetico.

I Would Have Woken You With This Song

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