Qualche serie tv

Recap.

Rick & Morty 3
Quando una serie prende consapevolezza dei propri stessi cliché può essere un problema, è difficile non scherzarci sopra e andare oltre, ma soprattutto il finale “è tutto come prima, ma diverso” non promette niente di buono. La fiducia a Dan Harmon però non si toglie.
A proposito di serie che scoprono i propri cliché e cercano di girarci attorno, chi lo fa un po’/molto meglio è
BoJack 4
che sposta il focus dal protagonista, intrappolato in un loop narrativo stavolta e non più umano (e per questo meno interessante), mentre si dipanano altre storie/vicende/tragedie umane/animali come sempre con una profondità e una delicatezza rara. Anche se BoJack (il personaggio) è farà fatica ad andare oltre la visione dei cavalli selvaggi, BoJack la serie ha tante altre storie ancora da sviluppare/raccontare/approfondire. Manca un finale potente e la prospettiva di redenzione (anche no) mi fa storcere il naso, ma inutile fasciarsi la testa. Si sta semplicemente allargando l’orizzonte e da serie di introspezione personale sta virando più sul lato sociale. Soluzione adottata brillantemente da quell’altra serie là che resiste benissimo nonostante le 21 stagioni, proprio per il suo essere diventata(?) satira lucida e precisissima.
South Park s21
Non ha la continuità orizzontale della scorsa stagione capolavoro, ma funziona meglio di qualunque satira vaporwave accelerazionista per descrivere il presente in poche pochissime puntate (solo 10 all’anno, ne voglio di più!) da 20 minuti. Vorrei tanto un giornale online con la stessa lucidità di South Park.

Six feet under 1
Godibile, idea interessante, peccato poi uno svolgimento che più prevedibile non si può e un’estetica/costruzione che più anni ’90 non si può (anche i gangster hanno le camicie di flanella e zero tatuaggi). E dire che è degli anni 00.

House of Cards 5
Non avevano niente da dire e non l’hanno detto. Non si arriva agli abissi di The Affair 3, ma l’unica curiosità rimasta è come faranno a fare la sesta stagione senza Kevin Spacey.