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Migranti e zombie

Questa settimana ho letto un articolo inglese su Internazionale, a proposito dell’immigrazione e dell’intolleranza. Ne copio un estratto.

Il fascismo nasce quando una società profondamente divisa dal punto di vista sociale viene spinta a unirsi contro una presunta minaccia esterna. È quel terrificante “loro” che dà la falsa iimpressione che ci sia un “noi” da difendere.

[Laurie Penny, L’intolleranza è il vero pericolo per l’Europa, Internazionale del 28.08.2015, trad. Bruna Tortorella]
In realtà anche il resto è molto interessante, citando fatti di cronaca, evidenziando i paradossi delle accuse agli immigrati e facendo simpatici parallelismi con le accuse agli ebrei negli anni ’30. Ma direi che il grosso è racchiuso nelle due frasi sopra.

In settimana ho anche visto la miniserie Dead Set. È una serie di Charlie Brooker (How TV Ruined Your Life, How Videogames Changed the World, e tanto altro, ma soprattutto Black Mirror) basata sugli zombie e sui concorrenti di un Grande Fratello inglese.
Non c’è bisogno di molta immaginazione per fare i collegamenti e capire la sottile metafora degli spettatori (ma anche lavoratori della tv e concorrenti)-zombie.

Ora, gli zombie sono nati come lavoratori nelle Hawaii ma si prestano (e si sono prestati) a incarnare diverse metafore all’inerno del capitalismo e del consumismo (e di qualunque sistema sociale direi), prima di diventare una moda vuota di significato di recente.
Nel caso dei migranti, si prestano fin troppo bene a incarnare la visione apocalittica e distorta nelle parole dei populisti e nelle paure della gente, per cui mi chiedo se e quando qualcuno sfrutterà la cosa (complice anche la suddetta moda) di sfruttare ancora una volta la figura dello zombie, ma per ribaltarne l’immagine e la metafora. Un po’ come hanno fatto (brillantemente) in Les Revenants. Anche se i Revenants non sono esattamente Zombie.