Bologna

Due chiacchiere (e una dedica) con Vittorio Giardino

Due settimane fa* ero a Bologna (sotto la neve) per motivi vari e ne ho approfittato per girarmi un po’ il BilBolBul, il festival internazionale del fumetto. In particolare ho visitato la mostra di Vittorio Giardino e l’ho incontrato per farmi autografare con dedica una copia di No pasarán, il suo ultimo fumetto con protagonista Max Fridman (per farsi un’idea del personaggio, consiglio la puntata di Fumettology dedicatagli, la trovate qui).
Stimo Giardino non solo come autore a tutto tondo (scrittore e disegnatore di ottima qualità, apprezzato in tutto il mondo), ma anche come uomo, per aver fatto una scelta non facile, in un periodo in cui forse era ancora più anomala. Da ingegnere elettronico stipendiato e sposato, ha abbandonato la professione per dedicarsi anima e corpo ai fumetti. Ovviamente all’inizio è stata dura, ma poi ha raggiunto un successo planetario forse insperato agli esordi.

Dal vivo, Vittorio Giardino è una persona squisita. Gentile e cordialissimo, oltre alla dedica mi ha offerto una breve chiacchierata interessantissima, proprio sul fatto anticipato nel paragrafo precedente. Ci si è trovati a paragonare un po’ azzardatamente la mia situazione (di laureato ingegnere ma amante dell’arte e velleità di autore) con la sua passata, e lui mi ha chiesto di misurare la mia passione, ma che se è davvero intensa e c’è volontà di perseguirla non bisogna mollare e credere in sé stessi. Anche se non tutti sono dalla nostra parte, anzi. Per spiegarsi meglio, mi ha citato un episodio (divertente ora, al tempo credo meno) sulla suocera la quale diciamo non fu proprio entusiasta della sua scelta. Mi ha lasciato con una speranza e volontà di continuare a perseguire la mia passione che davvero non sentivo da qualche tempo, e una frase che mi è piaciuta molto:

Basta che ci sia, non dico una persona a dirti di farlo, ma almeno una persona a non dirti di non farlo, per aiutarti ad andare avanti.

*post auto-rubato da qui.