coinquilinen

Wörter in Münster #28: due mesi e non sentirli

DISCLAIMER: i seguenti racconti potrebbero ispirarsi a fatti realmente accaduti

Oggi è iniziato il mio terzo e ultimo mese di corso di lingua, al termine del quale darò il temutissimo B1-Prüfung. L’esame di B1 di tedesco.
Devo dire che sinceramente non ci avrei mai creduto prima di partire, ma dopo aver fatto anche un facsimile in classe, penso invece di potercela fare. I miei dubbi sulla lingua sono rimasti molti e non la parlo così bene, anzi, però forse per il B1 basta.
A qualcosa questi due mesi sono serviti.
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Wörter in Münster #25: la mattinata sbagliata

DISCLAIMER: i seguenti racconti potrebbero ispirarsi a fatti realmente accaduti

NO, i giorni della sfiga (e non dell’arcobaleno). Pur sapendo benissimo che la sfortuna non esiste, ogni tanto è utile essere degli sfigati così si hanno cose da raccontare.
Poi capita che le sfighe cadano tutte lo stesso giorno, così diventa anche più avvincente.
Segue la mia giornata no ideale qui a Münster.
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Wörter in Münster #23: la (Deutsche) vita continua

DISCLAIMER: i seguenti racconti potrebbero ispirarsi a fatti realmente accaduti

Dopo un mese e mezzo riesco a cogliere finalmente gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza[[1. visto che va di moda citare La Grande Bellezza, almeno ho evitato di farlo la settimana scorsa; per fortuna la mia lontananza mi risparmia gli eventi nazionali televisivi e più in generale la televisione italiana tutta]] di questa mia Deutsche Vita a Münster.
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Wörter in Münster #11: vita da coinquilinen

DISCLAIMER: i seguenti racconti potrebbero ispirarsi a fatti realmente accaduti

La settimana è stata segnata dal compleanno di Ivan il Terribile[[1. in realtà niente di che purtroppo, cioccolatini improbabili alla menta offerti a lezione e qualche battuta qua e là su Camorra, corruzione e politica estera]] e dal (parziale) ritorno del Troll Neozelandese[[2. compagno di classe neozelandese che in realtà poveretto non è così brutto però non so perché mi viene da chiamarlo così]] e dalla sua candidatura a BFF. Che non sta per Best Friend Forever, ma Best Friend Foschini. Ovvero l’amico nerd che tutti vorrebbero. C’è ovunque e ho questa capacità di attrarli a me, inspiegabilmente, forse perché il mio animo cripto-proto-nerd è in realtà più visibile di quanto penso, o boh, forse semplicemente perché sono l’unico che non scappa a gambe levate quando si iniziano a fare citazioni casuali e intrecciate di argomenti quali: informatica per smanettoni, manga, comics americani, lego, giochi da tavolo, prog metal anni ’90.
Resta il fatto che il Troll Neozelandese è fin troppo evanescente a lezione e la supposta amicizia con lui ne risente. Scriverò quindi della vita coi coinquilinen che si è un poco animata (vabbè, insomma, sempre relativamente).
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Wörter in Münster #8: primo e ultimo fashion post

DISCLAIMER: i seguenti racconti potrebbero ispirarsi a fatti realmente accaduti

Vorrei davvero parlare della scorsa serata dei miei compagni di corso, ma farò invece il mio primo (e ultimo) post da fashion-blogger. In realtà vorrei parlare anche dei miei coinquilinen, se solo li incontrassi. Maurizio si vede raramente, Üter si percepisce solo (e alla fine sono anche contento di non incontrarlo troppo visto che continua a parlare una lingua tutta sua che per quanto mi riguarda non ha compenetrazioni col tedesco che sto studiando). L’unico che incontro ogni tanto è il Grande Capo. Anche se anche lui più che altro lo percepisco, grazie alla sottile parete che ci divide, al suo subwoofer proporzionato e ai suoi gusti musicali terribilmente est-europei.
Ma fashion blogger si era detto.
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Wörter in Münster #1: coinquilinen

DISCLAIMER: i seguenti racconti potrebbero ispirarsi a fatti realmente accaduti

Quando entro per la prima volta nell’appartamento che chiamerò casa per un po’, mi aspetto (con un pizzico di timore, lo ammetto) di incontrare i miei nuovi coinquilini, almeno uno dei tre. Le difficoltà potrebbero essere molteplici, dalla lingua all’integrazione, gli stili di vita, le regole della casa.
Ciò che non mi aspetto però è di trovarmi davanti semplicemente a tre porte chiuse. La quarta è quella della mia stanza.
Entro nella mia camera per sistemare le valigie e quant’altro, rimandando l’incontro a dopo la prima essenziale spesa. Uscendo sbagliamo la porta d’ingresso e apriamo per sbaglio quella di una stanza, buia e misteriosa. Ci affrettiamo a chiudere la porta e andarcene.
Così, quando faccio ritorno alla mia camera per pulirla, distribuire le mie cose vecchie e nuove (arredare è un verbo troppo forte), riempire un poco il frigo e cose così, mi aspetto finalmente non dico un comitato di accoglienza ma quantomeno che qualcuno si faccia vivo.
Ancora una volta mi sbaglio.
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