Don DeLillo

L’apocalisse

– L’apocalisse è intrinseca nella struttura del tempo, dei cambiamenti climatici e cosmici a lungo raggio. Ma li vediamo, noi, i segni di questo inferno autoinflitto? E stiamo contando i giorni che mancano al momento in cui le nazioni progredite, o quelle meno progredite, cominceranno a fare ricorso alle armi più infernali? Non è inevitabile? Tutti i nascondigli segreti in varie parti del mondo. Le aggressioni programmate saranno neutralizzate dai cyberattacchi? Le bombe e i missili colpiranno i loro obiettivi? Siamo al sicuro noi, qui, nel nostro sotterraneo? E che impatto si registrerà nei vari continenti, di che entità sarà il colpo inferto alla coscienza mondiale, a prescindere dai megaton? Quanto post-Hiroshima e post-Nagasaki? Di nuovo le vecchie città distrutte, le rovine promordiali centomila volte più devastanti di un tempo. Penso ai morti, ai mezzo morti e ai feriti gravi, nostalgicamente adagiati sui risciò per essere poi trasportati in mezzo a quel paesaggio distrutto. O mi sto perdendo nel nebuloso ricordo di vecchie immagini di repertorio?

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Giornate di ordinaria deriva

Le cose che la gente fa, di solito, cose dimenticabili, cose che respirano appena al di sotto della superficie di ciò che riconosciamo di avere in comune. Voglio che questi gesti, questi momenti abbiano un significato, controllare il portafoglio, controllare le chiavi, qualcosa che ci tenga uniti, implicitamente, chiudere e richiudere a chiave la porta di casa, ispezionare i fornelli della cucina per controllare la potenza della fiamma azzurra o eventuali perdite di gas.
Questi sono gli effetti soporiferi della normalità, le mie giornate di ordinaria deriva.

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La droga fantoccio

Vado avanti grazie alla droga fantoccio della tecnologia a uso personale. Ogni pulsante sfiorato mi provoca l’eccitazione neurale della scoperta di qualcosa che non avevo mai saputo né avevo mai avuto bisogno di sapere finché non mi compare sotto gli avidi polpastrelli, dove rimane per il tremolio di un secondo per poi scomparire per sempre.

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Stimoli

Prima di pranzo ho sfruttato il terrazzo per l’ultima volta forse (abbiamo i muratori in casa), finendo di leggere Pubblici discorsi di Paolo Nori.
Ci sono autori (dovrei dire libri, ma dico autori) che mi stimolano molto, e mentre li leggo, o subito dopo, non riesco a stare fermo con la testa, i pensieri si accumulano, le riflessioni, le idee sorgono spontanee. Questi autori (Auster, DeLillo, Bernhard e altri, anche Nori) mi danno soprattutto stimoli. Stimoli a leggere e scrivere altro. Persino sul blog, che ultimamente stava perdendo un po’ d’attrattiva.
E quindi ci scrivo.

Vedo strade deserte

Davanti a me vedo strade deserte. Vedo un mercato morente. Vedo i giovani mastini in cerca di preda. E io sto alla macchina da scrivere. Sono vecchio, ma ancora in salute. Ho i pensieri pi# chiari che mai. Sono all’apice della potenza creativa. Ho il pieno controllo del mio testo. Scrivo narrativa catastrofica e non scrivo per il mercato, per piazzare una sveltina o per professionalità o per vedere il mio nome su una copertina. Scrivo per i sopravvissuti, in modo che sappiano a cosa sono sopravvissuti. Scrivo, per così dire, per i posteri, in modo che possano rendersi conto di cosa è andato storto e resistano all’imperativo storico di giudicarci con troppa durezza. Davanti a me vedo passati di pomodoro e cracker salati.

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Sono tutti alla ricerca

Sono tutti alla ricerca, sai. Stanno tutti cercando di arrivare alla fine del viaggio. Ma cercano nel modo sbagliato. Cercano la privacy sbagliata, quella antica, quella che non si ritroverà mai più. Senti questa notizia: c’è un vecchio di settant’anni che vuole salpare da Capo Hatteras in direzione dell’Inghilterra su una barca a remi di tre metri. A quanto pare, vuole praticare lo yoga in mare aperto. E senti quest’altra: casalinga di Bloomington vuole arrivare dal Minnesota all’Australia. Evidentemente ha dei parenti in Australia. È quello il motivo ufficiale del viaggio. Ma sappiamo tutti e due qual è il motivo vero. Una comitiva di metodisti di Pittsburgh parte il mese prossimo alla volta del Deserto del Sinai con l’intenzione di pregare e digiunare per quaranta giorni e quaranta notti. Dicono che il loro vescovo ha insistito perché portassero con sé altre razioni di cibo a parte l’acqua, ma finora la comitiva ha rifiutato. Donna di sessantadue anni vuole fare il giro del mondo su un monoelica. E poi qui un norvegese che si è chiuso per ducentodue ore in una teca di vetro sul terrazzo di casa, superando il primato mondiale di trenta e rotte ore. Sappiamo benissimo tutti e due che di battere il primato non gliene importava niente. Un uomo in Missouri ha vissuto centosessantuno giorni in una caverna. Nel Missouri c’è grande abbondanza di caverne. Mangiava pietanze in scatola, beveva acqua. Ha consumato più di novecento candele. Ha detto che per la prima volta in vita sua non si è annoiato.

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Copertina

Un romanzo robusto e arrabbiato, acido e pieno di energia. — L’Espresso

Un’atmosfera caustica, ritratti graffianti, dialoghi arguti. — Time

DeLillo è uno scrittore provocatorio; la sua narrazione è agile e il suo talento maturo. — Newsweek

DeLillo raccoglie tutte le follie di una generazione e costella il suo romanzo di bellissimi episodi. — Panorama

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Le non-classifiche del 2014 #3: qualche libro (e un fumetto)

Ancora niente classifiche, solo titoli, e in questo caso neanche dell’anno passato.
Semplici libri (e fumetti) letti durante il 2014.
Viste le date di pubblicazione della maggior parte dei libri citati, qui la dicitura “dell’anno” qui fa particolarmente ridere.
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