Italo Calvino

Messaggi

Tutto è ancora più incerto ma sento d’avere ormai raggiunto uno stato di tranquillità interiore: finché potremo controllare i nostri numeri telefonici e non ci sarà nessuno a rispondere continueremo tutti e tre a scorrere avanti e indietro lungo queste linee bianche, senza luoghi e significati sulla univocità della nostra corsa, liberati finalmente dallo spessore ingombrante delle nostre persone e voci e stati d’animo, ridotti e segnali luminosi, solo modo d’essere appropriato a chi vuole identificarsi a ciò che dice senza il ronzio deformante che la presenza nostra o altrui trasmette a ciò che diciamo.
Certo il costo da pagare è alto ma dobbiamo accettarlo: non poterci distinguere dai tanti segnali che passano per questa via, ognuno con un suo significato che resta nascosto e indecifrabile perché fuori di qui non c’è più nessuno capace di riceverci e d’intenderci.

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Il sangue, il mare

Così io e Zylphia buttandoci addosso l’uno all’altro nelle curve giochiamo a provocare vibrazioni nel sangue, cioè a permettere che i finti brividi dell’insulso fuori si sommino a quelli che vibravano dal fondo dei millenni e degli abissi marini, e allora il dott.Cècere disse: – Andiamo a farci un minestrone freddo alla trattoria dei camionisti, – mascherando di generoso amor di vita la sua costante torpida violenza, e la Jenny Fumagalli interloquì, furbetta: – Ma bisogna che ci arrivi prima dei camionisti, al minestrone se no non te lo lasciano, – furbetta e sempre lavorando al servizio della più nera distruzione, e il nero camion targato Udine 38 96 21 era lì davanti che ronfava i suoi sessanta all’ora nella strada tutte curve, e il dottor Cècere pensò (e forse disse): «Ce la faccio», e si portò a sinistra, e tutti noi pensammo (e non dicemmo): «Non ce la fai», e difatti appostata dietro alla curva già arrivava sparata la De-Esse, e per schivarla la Volkswagen sfiorò il muretto e di rimbalzo strisciò con la fiancata il ricurvo paraurti cromato e ancora di rimbalzo il platano, poi il giro su se stesso giù nel precipizio, e il mare di sangue comune che allaga la lamiera pesta non è il sangue-mare delle origini ma solo un infinitesimo dettagli del fuori, dell’insignificante e arido fuori, un numero per la statistica dei sinistri nelle giornate di weekend.

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Prefazioni, interviste, PiL, ingiustizie varie

Sto giungendo alla conclusione che esistono prefazioni utili, o quantomeno accettabili, contrariamente a quanto credevo. Fondamentalmente potrei arrivare a stabilire che sono quelle concepite dallo stesso autore, come facenti parte dell’opera (vedi Saramago) o come presentazioni della stessa (vedi Le città invisibili di Calvino, appena iniziate).
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