Kurt Vonnegut

Tralfamadore

C’erano una volta su Tralfamodre creature che non assomigliavano affatto alle macchine. Non erano affidabili. Non erano efficienti. Non erano prevedibili. Non erano durevoli. E queste povere creature erano ossessionate dall´idea che tutto ciò che esisteva doveva avere uno scopo e che certi scopi erano più nobili di altri.
Queste creature passavano quasi tutto il loro tempo cercando di scoprire quale fosse il loro scopo. E ogni volta che scoprivano quello che sembrava il loro scopo, quello scopo sembrava così abietto che le creature si sentivano riempire di disgusto e di vergogna.
E, piuttosto che prestarsi a uno scopo così abietto, le creature facevano una macchina proprio per adibirla a quello scopo. Ciò le lasciava libere di prestarsi a più nobili scopi. Ma ogni volta che le creature trovavano uno scopo più nobile, quello scopo non lo era abbastanza.
Così si costruivano delle macchine che servivano anche a scopi più elevati. E le macchine facevano tutto con tanta abilità che si finì per dare loro l’incarico di scoprire quale poteva essere lo scopo più eccelso delle creature.
Le macchine riferirono in tutta onestà che non si poteva proprio dire che le creature avessero uno scopo.
Al che le creature cominciarono a massacrarsi, perchè odiavano soprattutto le cose che non avevano uno scopo.
E scoprirono che non erano molto brave neppure a massacrarsi. Perciò affidarono alle macchine anche quell’incarico. E le macchine lo portarono a termine in meno tempo di quanto ce ne voglia per dire: “Tralfamadore”.

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Le classifiche del 2013 #5: 9 libri e 3 fumetti

Questa classifica comprende libri letti nel 2013 e non del 2013, perché non sono sul pezzo nelle letture (e non mi interessa neanche esserlo, con la musica e il cinema già un po’ di più, anche se sono comunque tendenzialmente poco reattivo alle novità). L’unica uscita del 2013 presente nella classifica di oggi è il primo fumetto, che poi è una riedizione deluxe di un fumetto seriale (chissà quale!) uscito nel 2009.


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Non più di così

pianomeccanico

“Le cose sono sicuramente mature per una guerra di classe su linee di demarcazione opportunamente stabilite. E devo dire che l’assunto base della situazione attuale è uno straordinario incitamento alla violenza: più sei intelligente, migliore sei. Una volta era diverso: più eri ricco, migliore eri. Entrambi i concetti, dovrete ammettere, sono piuttosto duri da digerire per i diseredati. Il criterio basato sull’intelligenza è migliore di quello bassato sul denaro, ma…” tenne il pollice e l’indice a una distanza di pochi millimetri, “ma non più di così.”

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Una ricerca di mercato

pianomeccanico

“E i pittori si trovano bene con questo sistema di club?” chiese Khashdrahr.
“Se si trovano bene? Altroché!” disse Halyard. “Per l’arte questa è l’età dell’oro, con i milioni di dollari l’anno che si spendono in riproduzioni di Rembrandt, Whistler, Goya, Renoir, El Greco, Dégas, Leonardo, Michelangelo…”
“E i soci di questi club possono avere qualunque quadro?” chiese Khashdrahr.
“Eh, no! Si fanno ricerche accuratissime sulla roba da produrre, mi creda. Inchieste sui gusti dei lettori, test di leggibilità e interesse sui libri presi in considerazione. Dio mio, sfornare un libro impopolare vorrebbe dire far fallire un club così!” E schioccò sinistramente le dita. “Se riescono a tenere così bassi i costi della cultura è perché sanno in anticipo quello che vuole la gente e quanto ne vuole. Se ne fanno un’idea molto precisa, fino al colore della copertina. Gutenberg rimarrebbe sbalordito.”
“Gutenberg?” disse Khashdrahr.
“Certo… L’uomo che ha inventato i caratteri mobili. Il primo a organizzare la produzione in serie della Bibbia.”
Alla sutta takki?” chiese lo scià.
“Cosa?” disse Halyard.
“Lo scià vuol sapere se prima aveva fatto una ricerca di mercato.”

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Il costo della cultura

pianomeccanico

“Be’, un sistema completamente automatico come questo rende la cultura molto economica. I libri costano meno di sette pacchetti di chewing-gum. Ed esistono anche club della pittura: quadri da appendere alle pareti di casa tua a prezzi straordinariamente bassi. In effetti, la cultura costa così poco che un tale calcolava di poter isolare più economicamente la sua casa con libri e stampe che con la lana di roccia.”

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Letture consigliate dall’ODAN

Guida galattica per gli autostoppisti non va letto, e come lui moltissimi altri libri.
Almeno secondo una guida dell’Opus Dei stilata nel 2003, in spagnolo (vedi immagine per capire il perché) [1].

Parliamo di numeri.
Sono stati analizzati (letti, studiati, guardati, non so) 60541 libri (e film!) per redigere questa lista, dando a ciascuno un rating, un valore da 1 a 6 in ordine crescente di inadeguatezza al pubblico [2]. Considerando che solo i primi due livelli (1 e 2) sono leggibili per chiunque, senza permesso del proprio superiore spirituale, la cosa più interessante è vedere quante siano queste opere adatte a chiunque: 26399, un po’ meno della metà. Invece la quantità di libri (o film) al livello 6 (il più pericoloso, quello per cui è necessario il permesso direttamente da Roma!): 6892. Più di 1 su 10 di quelli analizzati.

Parliamo di nomi.
Ecco alcuni degli autori che troviamo al massimo livello estremo di blasfemia, fra cui spiccano alcuni di mia conoscenza come: Woody Allen, Isaac Asimov, Charles Bukowksi, Andrea Camilleri, Philip K. Dick, Ugo Foscolo, James Joyce, Stephen King, Milan Kundera,  Nietzche, Harold Pinter, Samuel Beckett, Philip Roth, Bertrand Russel, José Saramago, Manuel Vazquez Montalbán, Voltaire.
Alcuni nomi, come Beckett e Saramago sono ovvi, specie il secondo che è quasi tutto posto fra il livello 5 e 6. Invece, incredibilmente Beckett raggiunge l’ultimo livello solo con Molloy (il che mi stupisce abbastanza). Invece mi chiedo cos’abbiano di così blasfemo Asimov, Camilleri o King ad esempio. Inoltre, che Montalbán abbia scritto cose inadeguate per la chiesa non lo metto in dubbio, ma è quantomeno curioso come si trovino al livello 6 anche diverse storie di Carvalho, e neanche delle più “pericolose” a mio modo di vedere. Ne sarebbe stato orgoglioso, comunque. Un’altro dettaglio bizzarro è che le opere di Tolkien si trovino tutte al primo livello, quindi leggibili da tutti, mentre la sua biografia o altri libri su di lui e sulla sua opera raggiungano il livello 3. Caso ancora più estremo quello della Divina Commedia che nella versione scritta da Dante è adatta a tutti, quindi di rating 1, mentre se illustrata da Ugo Foscolo raggiunge il massimo livello della lista. Fra i poco leggibili c’è anche il mio caro Paul Auster che naviga fra il livello 3 e il 4. Un altro punto per lui. Gli fanno giustamente compagnia fra gli altri Borges, Leopardi, Pirandello, Vonnegut e Douglas Adams.

espansione/diffusione dell’Opus dei nell’ultimo secolo

A tutta questa storia, credo che quest’ultimo avrebbe dato una risposta numerica. L’unica possibile.

[1] Il listone, sotto forma di file Excel da 7M e compreso di rating, si può scaricare qui.

[2] La descrizione dettagliata del significato del rating dei libri, per l’Opus Dei, si può leggere qui, nel sito dell’ODAN (Opus Dei Awareness Network).