ospedale

Letture a tema (ospedaliero)

Per non perdere il contatto con gli ospedali, anche in vacanza li sto visitando a sufficienza.
Non bastasse, ho scelto un paio di letture a tema che mi stanno piacendo molto: Mostri di Sclavi e Grandi ustionati di Nori.
Due visioni piuttosto diverse di un luogo che domina la nostra vita.
Non se ne può più fare a meno, si entra e si esce, e a volte ci si rimane anche.

tot

tot è una parola dal suono non particolarmente crudele, specie considerando la lingua a cui appartiene, ma abbastanza coincisa ed efficace. Ciononostante continuo a guardare un po’ stranito l’infermiera che me la ripete, solo un po’ più ad alta voce, come per farmela capire meglio. Sembra quasi un insulto, ma non lo è. Dopo qualche attimo di silenzio, l’unica cosa che mi viene in mente di chiedere è “ma non è il reparto di ortopedia questo?”. Mi risponde di sì, ma che stando troppo tempo stesi, quando ci si alza, problemi di circolazione, non è arrivato il sangue al cervello, o al cuore, o a tutti e due, non ho capito, è andata così. Non mi abituerò mai alla naturalezza con cui le infermiere accolgono queste notizie, pur avendo a che fare quotidianamente con i loro pazienti. Credo che sia inevitabile e forse necessario, ma io, che li ho visti davvero poche volte, di cui non ricordo minimamente i nomi e non so certamente abbinarli alle facce, ci rimango molto male. Non saprei neanche dire quale dei volti che ho passato in rassegna annoiato la settimana scorsa oggi non ci sia più. Non è un dispiacere personale, non conoscevo quella persona, probabilmente non ci ho mai parlato, non saprei dire che età o viso avesse o come si chiamava, e questa è forse la cosa più terribile per me. Non riuscire a conservarne neanche un ricordo qualsiasi. So solo che c’è una stanza in cui oggi non entreremo e che uno dei pazienti che non rivedrò oggi non è semplicemente tornato a casa, dimesso.
C’è un’altra parola che le infermiere tedesche dicono, dopo tot. Ed è shade. Peccato.