scrivere

Herbstferien

Le scorse due settimane sono state di Herbstferien, quindi di nullafacenza.
Ma anche nella nullafacenza si possono fare tante cose interessanti.
Come ad esempio leggere (fra le altre cose) due libri bellissimi come Il libro di sabbia di J.L.Borges e Kaddish per il bambino non nato di Imre Kertész; o visitare una capitale europea come Praga e il relativo Museo di uno dei propri scrittori preferiti (leggasi Kafka); o scoprire l’esistenza di Alfons Mucha tramite il suo capolavoro Slav Epic, davvero epico nelle sue venti tele alte 6 metri; o andare a correre di notte al parco e prendersi paura perché gli alberi coprono anche la luna e non si vedono più neanche i propri piedi; o vedere (fra le altre cose) l’intera trilogia di Pusher; o creare una paginetta per i propri ebook gratuiti dal blog; o finire un nuovo trittico di brani elettroacustici e mettere su una pagina bandcamp; o parlare con un editor del proprio ultimo libro e sentirsi dire cose più o meno incoraggianti (come bello, interessante, originale, pubblicarlo sarà dura); o mandare il suddetto libro in giro mai ci fosse davvero qualcuno interessato.
Poi le Herbstferien finiscono, il corso di tedesco ricomincia, e si fa altro. Si aspetta.

Come funziona

Nel weekend, forse perché in attesa di uno dei seguenti passaggi, ho pensato al processo che porta dalla spinta vitale della scrittura all’eventuale (molto eventuale) e sofferta (molto sofferta) pubblicazione di qualcosa scritto da me.

Diciamo che mi viene in mente un’idea ogni tanto (ogni mese, settimana, giorno, ora). Alcune mi rimangono in testa per mesi, a volte anni, altre mi spingono a scriverne di getto. Non tutti i progetti vengono portati a termine, ma nei casi migliori la stesura poi spesso mi richiede qualche mese. Diciamo cinque-sei per i libri brevi che tendo a scrivere (è buffo che ne parli al plurale), anche se dipende moltissimo da tante altre contingenze. Dopo una prima stesura, lo ripasso subito perché l’io che ha finito di scrivere è molto diverso dall’io che ha iniziato. Altrimenti non sarebbe qualcosa di interessante.
A questo punto, la prima/seconda stesura finisce sotto gli occhi pazienti della mia ragazza. Qualche settimana o mese dopo lo riguardo, rileggo e correggo. E poi arrivano gli scogli insormontabili del confronto (con me stesso e con gli altri), quando il libro è qualcosa di quasi estraneo.

A volte sono soddisfatto, più spesso no.
A volte lo mando a qualche raro e paziente amico fidato per un’opinione, più spesso no.
A volte lo mando a qualche rarissima agenzia per un’opinione gratuita, molto più spesso no.
Contando che ogni passaggio deve superare il precedente, a volte lo mando anche a delle case editrici, anche se lo studio e la selezione delle stesse è una sofferenza che mi risparmierei ogni volta volentieri. E per quanto possa amare quello che ho scritto, preparo i dattiloscritti, le sinossi e le lettere di presentazione con lo stesso entusiasmo di quando mando i cv per lavoro.

E alla fine non dipende più da me. Le poche case editrici a cui mando i dattiloscritti a volte rispondono, quasi sempre no.
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L’ultimo weekend

Ogni tanto mi serve un riassunto di vita vissuta.

Nell’ultimo weekend ho: letto un racconto bellissimo di Borges (Utopia di un uomo che è stanco), letto un altro racconto di Borges (Tigri azzurre) che mi ha ricordato una delle ultime opere di Alessandro Turoni (e fatto venire in mente qualche idea), dormito molto, scritto qualche esercizio di stile, lavorato su un mio nuovo trittico di brani, pubblicato la mia nuova paginetta degli ebook del blog (gratis e poco pubblicizzati, in pratica inesistenti), mangiato l’ennesima pizza deludente in terra teutonica, provato (invano) a donare il sangue, visto una donna di mezz’età (abbondante) completamente nuda ripassarsi le labbra con un rossetto rosso fuoco, una roba che Sorrentino pagherebbe per usare nel suo prossimo film.

Un’estate lunga un weekend

Incredibile, il caldo mi ricorda come ci sia vita anche lontano da uno schermo e persino dalla scrittura.

Capita di passare da piscine all’aperto stracolme di Ausländer a locali di finta-spiaggia in compagnia di un gruppo di ricercatori misti che neanche in erasmus, capita anche  di passare una notte fra taxi (4) e pronto soccorso, e capita infine di dimenticarsi di cellulare, blog e cose varie per un weekend lungo. Uno dei migliori.

Capita anche di accendere il cellulare martedì mattina, e spaventarsi.
Ormai ogni chiamata persa è una minaccia.