Tre giorni di vita bohèmienne a Londra

Una sera a teatro…a Londra
Mercoledì mattina mi sono imbarcato per Londra con lo scopo principale di andare a teatro. Il tutto a prezzi abbastanza contenuti, grazie a Ryanair e all’ospitalità di Giorgio, l’attore che poi sono andato a veder recitare nella city, nonchè probabilmente il mio primo amico d’infanzia. Lo sbarco a Londra inizia bene con un messaggio dell’ultimo minuto da parte di Giorgio con il quale mi avverte che sarà a teatro per tutta la giornata, per fortuna ho le chiavi e l’indirizzo di casa sua. Giunto all’appartamento, anche grazie agli inconfondibili segnali lasciatimi lungo il tragitto, mi sistemo un po’ nella stanza.

gli inconfondibili indizi

gli inconfondibili indizi

Nel pomeriggio, lasciato a me stesso in attesa di sapere a che ora e dove sarà lo spettacolo teatrale, vado in centro a salutare altri amici (esattamente quelli che mi hanno ospitato in Salento pochi mesi fa). Dopo una breve passeggiata, durante la quale mi confermano che fino al giorno prima si stava benissimo mentre con me è arrivato anche il gelo a Londra, torniamo a Leicester Square dalla quale raggiungerò il Gatehouse Pub e l’annesso Gatehouse Theatre. Lì vediamo assieparsi sempre più gente, poi un dolly, un red carpet, presentatrici in abito da gala ed infine l’annuncio e l’applauso per “…Tom Hanks!”. Tom Hanks? A quanto pare sono fortunato visto che quasi ogni volta che vado a Londra trovo eventi del quale non sapevo nulla. In questo caso si tratta del BFI London Film Festival, ma è ora di andare a teatro. Tom Hanks può aspettare, Giorgio no.

Tom Hanks inaugura il BFI London Film Festival

Tom Hanks inaugura il BFI London Film Festival


Much Ado About Nothing
Arrivo in leggero anticipo, nonostante le devianti indicazioni di un passante che non sapeva dove fosse il Gatehouse Pub, ma “definitely not in this direction!”. E infatti era in quella direzione. Vabbè, d’altronde se non sai dov’è, come fai a dirmi dove non è? Faccio subito amicizia con una vecchietta che si vanta di sostenere il teatro locale, così viene anche se non si sente molto in forma e crede che tornerà a casa a metà spettacolo. Quando le dico che io sono venuto dall’Italia per sostenere il teatro londinese ci rimane un po’ male. Poi inizia a snocciolarmi le innumerevoli città italiane visitate (a quanto pare ha girato l’Italia più lei di me).
Finalmente entriamo e non c’è un palco davanti a noi, ma una specie di anfiteatro minimo, con una sceneggiatura minimale ma curata, con tanto di fontana. Quanto basta per permettere agli attori di introdurre la commedia di Shakespeare con una bella coreografia durante la quale ancora non riconosco il mio amico. La commedia poi procede con Harry Meacher mattatore nel ruolo di Benedick e un Giorgio pacato nel ruolo comunque centrale di Claudio.
Durante la pausa, continua la chiacchierata con la signora di cui non ricordo il nome e che pensa bene di omaggiarmi con un libretto/programma della serata (scopro poi che costava ben 2£!) e di farmi i complimenti per l’inglese. Inoltre, nonostante la stanchezza, decide di rimanere, avvinta dallo spettacolo (nonostante i troppi tagli, a suo giudizio).

Upstairs at the Gatehouse


Il secondo atto prende fuoco, sia per quanto riguarda la parte comica che per l’azione e la recitazione di Giorgio. Claudio si scaglia contro tutto e tutti e ad un certo punto, non fosse per i giochi di parole e gli scherzi sulle guardie ignoranti, potrebbe tranquillamente trattarsi di una classica tragedia shakespeariana. Tutto però si risolve bene, con tanto di tenero bacio fra Benedick e Beatrice (interpretata da Judi Bowker, moglie di Harry Meacher).
Applausi e poi chiacchiere giù al pub, per tornare a casa sull’una e mezza.

il letto di Giorgio

il letto di Giorgio

il mio giaciglio


Una vita bohèmienne
Me n’ero già acccorto, ma la notte ci rendiamo conto che l’assenza di riscaldamento sarà un problema. Mentre prepariamo una spaghettata di mezzanotte, Giorgio gonfia il materassino che mi ospiterà la notte (oltre che un utilissimo sacco a pelo). Peccato che appena mi stendo sul materassino il tappo si sfili e perda quasi tutta l’aria, lasciandomi fondamentalmente sulla moquette, sufficientemente morbida per le mie tre notti successive.
La vita nella casa si fa un po’ gelata così, dopo una colazione classicamente inglese al bar dell’angolo, decidiamo di sfruttare il BFILFF per stare al caldo. Scegliamo un po’ a caso, con il solo limite dell’orario del teatro di Giorgio (che recita tutte le sere), così ci becchiamo As I Lay Dying di James Franco, abbioccandoci anche un po’ durante i primi minuti, in carenza di sonno, calore e comodità, tutte caratteristiche ritrovate nelle sale del cinema a Southbank.
Quando Giorgio va verso il teatro, inizia a piovere e io mi riposo al vicinissimo National Theatre, assieme ad altri che hanno avuto la stessa idea.

al National Theatre

al National Theatre

Dopo una cena italiana in un ristorante italiano (tutto solo perché ci lavora uno dei miei amici salentini) a Primrose Hill, la serata si conclude con l’ultima corsa della metro.
Il giorno seguente il freddo è lo stesso, e il piano uguale. Questa volta la colazione è a base di pancake, ma è seguita senza soluzione di continuità dal pranzo composto da una massiccia dose degli stessi spaghetti di due sere fa. Il film questa volta è scelto anche per la durata, ma soprattutto per l’affinità del titolo con il suo predecessore: Story of my death (l’originale, in catalano è Història de la meva mort). C’è anche il regista in sala, questa volta, che molto simpaticamente spiega che è abituato a vedere la gente andare via alle proiezioni dei suoi film, quindi non c’è problema se ce ne vogliamo andare. Ma, anche se la solita dormitina di 5 minuti sarà inevitabile, il film non delude.
All’uscita, per la terza e ultima sera a Londra, decido di tornare a teatro a vedere il mio attore preferito. E faccio bene, perché il pubblico è più numeroso e molto più caldo di due sere fa. Anche gli attori se ne accorgono e ne giovano, soprattutto Harry Meacher che ottiene risate anche quando non previste dal play. Tutti contenti, all’uscita gli attori si sorprendono di vedermi nuovamente lì. D’altronde sono andato a Londra appositamente per vedere uno spettacolo teatrale, perché non concedersi almeno un bis? Oltre al fatto che, come tra l’altro i fatti hanno evidenziato, gli spettacoli teatrali variano molto da sera a sera ed è estremamente interessante rivederli, specie se meritevoli ovviamente.

applausi e inchini

applausi e inchini


Due calci a un pallone
L’ultima mattina è forse la migliore come clima, così decidiamo di non andare al cinema, ma di fare due passi. Scopriamo così che quasi tutta la zona è recintata dal classico nastro Do Not Cross della polizia, compresi due bus lungo la strada. Non capiamo bene cos’è successo, ma mentre prendiamo un frutto dal negozio non recintato più vicino, rischiamo di venire inclusi nell’area magica e di non poter più tornare a casa.
Mentre la polizia provvede a recintare tutto Arnos Grove, noi andiamo al parco più vicino a vedere squadre giovanissime allenarsi a calcio, con una pacatezza mai vista in Italia. Proseguendo la passeggiata, mentre Giorgio mi racconta di come un anno si era appassionato al campionato locale andando a tifare la squadra di casa qualche volta, ci addentriamo nel parco che pare ospitare solo noi due. Ci accorgiamo però di una volpe che ci guarda da sotto un salice piangente, è un po’ spelacchiata e forse non in ottima forma, per questo riusciamo a vederla da piuttosto vicino, anche se ad un certo punto si alza e se ne va abbastanza agilmente.
Finita la passeggiata è finita anche la mia permanenza della City, almeno fino al prossimo spettacolo di Giorgio.

la volpe e il salice

la volpe e il salice

2 Responses to Tre giorni di vita bohèmienne a Londra
  1. […] metri di giavellotto, anzi un po’ di più; ho finalmente visto recitare Giorgio in un teatro londinese; ho visitato il Portogallo con la persona a cui tengo di più; sono stato alla laurea della […]

  2. […] Soldi ben spesi, anche per chi si è bellamente dormito i tre quarti del film, ma i cinema si sa fanno questo effetto quando si è […]