Nell’ultima vignetta di questa mia opera prima, ho disegnato un ragazzo che, appena perduto l’amico del cuore, avanza verso il trambusto del quartiere al tramonto. La sua figura di spalle sta per scomparire tra l’oscurità della folla. Provavo compassione per questo ragazzo che pensa: “Sono a un passo dal crollare, per continuare a reggermi stasera ho bisogno di bere, dovessi andarci trascinandomi…”. E nel pieno della compassione, ho finito per disegnare la folla e il ragazzo di spalle quasi allo stesso modo! L’oscurità lo avvolge.
È solo una figura che “si limita ad attraversare” il mondo.
Come l’oscurità, è un “qualcosa” che appartiene esclusivamente al “semplice essere lì”. Questa era la materia dei miei sogni di ventenne, ci cui anelavo, ciò di cui avevo consapevolezza.
così niente
A me sembra spesso spaventoso quello che penso, e dalla notte esco come una tomba di granito
e dal sonno spettrale come da un
passato
che scaglia intorno alle sue tempie
pallide immagini di molte povere anime tormentate
e solo al mattino la mia vita torna a rasserenarsi.
A nessuno auguro di essere me.
Solo io sono capace di sopportarmi:
sapere così tanto e aver visto tanto e
così niente, così niente dire.
è autoconservazione
È freddezza da parte mia, è pedanteria se sempre, e sempre di più, rivolgo la mia attenzione all’aspetto filologico di questa miseria? Faccio un severo esame di coscienza e dico: no, è autoconservazione.
vi sono più modi
Vi sono più modo di uccidere un gatto che affogarlo nel burro; ma questa è il genere di cosa (come mostra il proverbio) che noi ci lasciamo sfuggire: vi sono più modi di violare il linguaggio che semplicemente la contraddizione.
la prova stessa dell’esistenza
Ho le mani piene di tagli e lividi. Sono a pezzi… e non riesco a farle smettere di tremare.
Oh… non preoccuparti. Domani non sarai in grado di muovere un dito!
A volte… queste sensazioni…
Sono la prova stessa dell’esistenza!
…
Però… una volta accertata la nostra esistenza, viene da chiedersi… che divolo ci facciamo qui?
que sais-je?
Ma se posso impiegare dei motivi parimenti validi sia per spiegare che quello che non è avvenuto sarebbe potuto avvenire, sia per spiegare quello che effettivamente è avvenuto, che cosa ho veramente spiegato, che segreto ho rivelato? Anche qui ritornano labilità di confini, incertezza, indecisione, dubbio. Posizione di Montaigne: Que sais-je? Posizione di Renan: Il punto interrogativo, l’itnerpunzione più importante. Che è la posizione più lontano dalla stolida sicurezza di sé dei nazisti.
Tra i due estremi oscilla il pendolo dell’umanità, in cerca del punto mediano. Prima di Hitler e durante il suo regime si è affermato fino alla nausea che ogni progresso si deve agli ostinati mentre tutti gli ostacoli dipendono unicamente dai sostenitori del punto interrogativo. Questo non è affatto sicuro, mentre è del tutto sicura un’altra cosa: che il sangue rimane sempre appreso solo alle mani degli ostinati.
mantenere la promessa
L’idea generalmente condivisa che emerge da tale concezione del rapporto tra la promessa e il contratto, al netto delle differenze di vedute tra gli studiosi che si riconoscono in questo approcio, si può riassumere così: può darsi che i contratti presentino anche altri caratteri secondari che garantiscono loro un ruolo ad ampio raggio nella vita giuridica e morale del mondo moderno, ma la loro forza vincolante deriva in ultima analisi da una logica promissoria. La sostanza della posizione di Fried si compendia nell’idea che qualunque tentativo di spiegare la promessa (e quindi il contratto) in base a questa o quella varietà dell’utilitarismo o evocando il movente dell’interesse è destinato a impantanarsi a mezza via. Prendendo le distanze da quelle posizioni, Fried adduce argomenti convincenti per fondare la promessa su un imperativo di tipo kantiano dove alla fiducia riposta da un individuo libero in un altro si affianca per necessità un dovere che impegna a mantenere la promessa, cioè ad agire come pattuito in un determinato momento futuro. In breve, questo argomento, di cui esistono più varianti nelle opere degli autori che lavorano nel solco della stessa tradizione, porta alla luce l’esistenza di nessi fondativi, necessari e potenti tra il libero individuo della modernità, il contenuto della promessa e l’azione che essa preconizza, oltre a dimostrare la dipendenza da questo principio di tutti i moderni contratti.
la scienza del denaro che genera altro denaro
I paladini ufficiali dell’industria globale dei derivati e i suoi oppositori più radicali, curiosamente, concordano su un punto: il pericolo è legato soprattutto all’opacità della stuttura giuridica (più che matematica) dei prodotti derivati e alla debolezza delle risorse legali a tutela delle disposizioni contrattuali che definiscono l’efficacia del prodotto. In Russia, per esempio, i tribunali hanno stentato a distinguere i rischi comporati dal trading di derivati dal rischio che riguarda il gioco d’azzardo, e non hanno quindi ritenuto opportuno intervenire per far rispettare con la forza gli obblighi stipulati tra le parti.
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Non stupisce, pertanto, che lo studio del rischio – inteso come un problema di esclusiva pertinenza di chi si occupa di far circolare il denaro nella pratica, invece di dedicarsi a sofisticati studi sui mercati, sulla competizzione e sui prezzi in un mondo dove i beni e i servizi sono in quantità limitata – sia stato quasi del tutto appaltato dai dipartimenti di scienze economiche alle business school. Questo accade perché i derivati, in quanto asset, non soggiaciono ad alcun limite dettato dalle proprietà del mondo reale o naturale, né alle leggi dell’economia, ma obbediscono soltanto alle leggi della finanza, la scienza del denaro che genera altro denaro. Le ambizioni globali della finanza sono isneparabili da questo nuovo ordine di universalità.
il lavoro di Dio
Una volta afferrata la logica per cui la fornitura di liquidità costituisce il fondamento etico delle industrie finanziarie, diviene possibile comprendere che la giustificazione della varietà, scala e redditività sempre crescenti dei prodotti derivati (compresi i CDS che hanno fatto crollare il mercato dei mutui) risiede nel loro essere gli strumenti più sofisticati a disposizione per incrementare la liquidità disponibile sui mercati finanziari. La liquidità, a sua volta, viene percepita come la base del credito, degli investimenti e della crescita. È qui che la finanza in quanto “lavoro di Dio” incontra la tesi potante della scienza economica neoclassica del XXI secolo, cioè l’idea che soltanto la crescita possa garantire mercati sani, competitivi ed efficienti. La mano invisibile funziona meglio quante più sono le sue dita.
la tesi della retroperformatività
L’idea che le parole possano “fare” invece di limitarsi a “significare” ha consentito di mostrare che la dimensione linguistica del rituale (dalla quale viene solitamente desunta la sua mappa semantica) può venire intesa in termini di enunciati performativi che modificano il mondo in virtù della loro forza illocutoria e perlocutoria inerente alla loro produzione.
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La tesi della retroperformatività dischiude un punto di vista del tutto innovativo sul rapporto che intercorre tra gli enunciati performativi e le loro condizioni di applicazione, perché alcuni enunciati performativi sembrano creare di propria iniziativa, in virtù del loro potere, quelle stesse condizioni di applicazione che essi presuppongono in senso causale. Nel caso delle performance rituali ciò significa che una specifica sequenza di parole e gesti prodotta in un dato ambiente rituale è parte di un’istanza che, se si rivela efficace, implica retrospettivamente l’esistenza di precondizioni favorevoli alla sua realizzazione.
[…]
Questo potere di retrocreatività di cui godono alcuni performativi introduce un elemento radicalmente nuovo nella nostra comprensione della performatività dei rituali, perché porta allo scoperto il fatto che il rituale stesso è per sua natura un esercizio di messa in scena dell’incertezza in una forma tale da aumentare le probabilità di riuscire a venirne a capo.