alle parole dà senso la prassi

In realtà, vorrei dire che neanche qui sono importanti le parole che si enunciano o quello che, enunciandole, si pensa; importante è però la differenza che esse fanno in luoghi differenti della vita. Come faccio a sapere che due uomini intendono la medesima cosa, quando ciascuno di essi dice che crede in Dio? Ed esattamente la stessa cosa si può dire relativamente alle tre Persone. La teologia, che batte sull’uso di certe parole e di certe frasi, mentre ne bandisce certe altre, non rende nulla più chiaro (Karl Barth). Per così dire, giuoca con le parole, perché vuol dire qualcosa, e non sa come la si possa esprimere. Alle parole dà senso la prassi.

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dove sono?

«Segretamente ogni sorta di pensieri e d’idee seguono di soppiatto colui che passeggia, così da obbligarlo, mentre cammina compassato e attento, a fermarsi e a restare in ascolto, poiché, completamente stordito da strane impressioni, dalla potenza degli spiriti, si sente a un tratto come magicamente sprofondare nel suolo, mentre davanti agli occhi abbagliati e smarriti del pensatore-poeta si spalanca un abisso. La testa sembra volerglisi staccare dal busto, le braccia e le gambe, solitamente così vivaci, sono come paralizzate. Paese e gente, suoni e colori, volti e figure, nuvole e luce solare gli girano tutt’intorno come larve, ed egli si chiede: “Dove sono?”.
«Terra e cielo fluiscono e precipitano insieme in una visione nebulosa, tutta onde e lampi, in un barbaglìo dai contorni indefiniti. Il caos incomincia, ogni ordine svanisce. L’uomo sconvolto cerca a fatica di servarsi lucido; vi riesce. Poi continua fiducioso a camminare.
«Lei non crederà assolutamente possibile che in una placida passeggiata del genere io m’imbatta in giganti, abbia l’onore di incontrare professori, visiti di passata librai e funzionari di banca, discorra con cantanti e con attrici, pranzi con signore intellettuali, vada per boschi, imposti lettere pericolose e mi azzuffi fieramente con sarti perfidi e ironici. Eppure ciò può avvenire, e io credo che in realtà sia avvenuto.»

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ciò che è importante

Si potrebbe dire che i concetti degli uomini mostrano ciò che è importante e ciò che non è importante per loro. Ma non come se questo spiegasse i particolari concetti che essi hanno. Deve soltanto escludere la concezione che noi abbiamo concetti giusti e altra gente abbia concetti sbagliati. (Tra un errore di calcolo e una specie diversa di calcolo ci sono gradazioni).

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coro mattutino

C’è un momento tra il mattino e la notte
in cui non senti macchine passare,
né una voce, né tacchi, non un’eco, non si ode
nulla d’umano e lo spazio tra le case e gli alberi
appartiene soltanto a loro – merli
cornacchie, capinere, cinciallegre,
parrocchetti e gabbiani, i loro appelli
le loro lamentele, un greve coro
mattutino di becchi dodecafonici,
stridulo, irato, spaventoso – finché non senti
una moto, no, un taxi scivolare timidamente
accanto al marciapiede, poi pneumatici
squittire contro il cordolo –
e per un attimo ti credi in salvo.

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la fede nella grammatica

La distruzione della logica per mezzo della sua genealogia pota con sé anche la rovina delle categorie psicologiche fondate su questa logica. Tutte le categorie psicologiche (l’ego, l’individuo, la persona) derivano dall’illusione di un’identità sostanziale. Ma questa illusione può essere riportata fondamentalmente a una superstizione che inganna non solo il senso comune, ma anche i filosofi — precisamente il fatto di credere nel linguaggio e, più specificamente, nella verità delle categorie grammaticali. È stata la grammatica (la struttura soggetto-predicato) che ha ispirato la sicurezza di Cartesio nel fatto che l’«io» sia il soggetto di «penso», mentre esso è piuttosto i pensieri che vengono a «me». In realtà, la fede nella grammatica semplicemente trasmette la volontà di essere la «causa» dei propri pensieri. Il soggetto, il sé, l’individuo, sono solo tanti falsi concetti, in quanto trasformano in sostanze fittizie che all’inizio hanno solo una realtà linguistica.

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non c’è altra realtà fuori di questa

Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo? E ch’io possa conoscervi, se non vi costruisco a modo mio? E voi me, se non mi costruite a modo vostro? Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma. Ma che conoscenza può essere? È forse questa forma la cosa stessa? Sì, tanto per me, quanto per voi; ma non così per me come per voi: tanto vero che io non mi riconosco nella forma che mi date voi, nè voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo.

Eppure, non c’è altra realtà fuori di questa, se non cioè nella forma momentanea che riusciamo a dare a noi stessi, agli altri, alle cose. La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto.

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