finché ci si accotenta di criticare il falso non si fa del male a nessuno

La filosofia è inseparabile da una «critica». Ma ci sono due modi di criticre. Si possono citicare le «false applicazioni», e dunque si critica la falsa morale, le false conoscenze, le false religioni, ecc.; è così che Kant concepisce per esempio la famosa «Critica»: l’ideale della conoscenza, la vera morale, la fede, ne escono intatti. C’è poi un’altra famiglia di filosofi, quella che critica da cima a fondo la vera morale, la vera fede, la conoscenza ideale, a vantaggio di un’altra cosa, in funzione di una nuova immagine del pensiero. Finché ci si accontenta di criticare il «falso» non si fa del male a nessuno (ma la vera critica è quella delle forme vere e non dei falsi contenuti; non si critica il capitalismo o l’imperialismo denunciandone gli «errori»). Quest’altra famiglia di filosofi comprende Lucrezio, Spinoza, Nietzsche, ed è una stipre prodigiosa in filosofia, una linea discontinua, esplosiva, assolutamente vulcanica.


[Gilles Deleuze, Nietzsche e l’immaginario del pensiero, intervista di Jean-Noël Vuarnet, 1968,
in L’isola deserta e altri scritti (1953-1974)
trad. Deborah Borca, Orthotes 2022, p. 191]