Ordine e disordine

Ogni rottura dell’organizzazione banale presuppone un nuovo tipo di organizzazione, che è disordine rispetto all’organizzazione precedente, ma è ordine rispetto a parametri assunti all’interno del nuovo discorso. Tuttavia non possiamo non disconoscere che mentre l’arte classica si attuava contravvenendo all’ordine convenzionale entro limiti ben definiti, l’arte contemporanea manifesta tra le sue caratteristiche essenziali quella di porre continuamente un ordine altamente “improbabile” rispetto a quello da cui si muove. In altre parole, mentre l’arte classica introduceva movenze originali all’interno di un sistema linguistico di cui sostanzialmente rispettava le regole basilari, l’arte contemporanea attua la sua originalità nel porre (talora opera per opera) un nuovo sistema linguistico che ha in sé le sue nuove leggi.

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Un mistero da investigare

Le poetiche della meraviglia, dell’ingegno, della metafora, tendono in fondo, al di là della loro apparenza bizantina, a stabilire questo compito inventivo dell’uomo nuovo, che vede nell’opera d’arte non un oggetto fondato su rapporti palesi da godere come bello, ma un mistero da investigare, un compito da perseguire, uno stimolo alla vivacità dell’immaginazione.

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La poetica dell’opera aperta

La poetica dell’opera “aperta” tende, come dice Pousseur, a promuovere nell’interprete “atti di libertà cosciente”, a porlo come centro attivo di una rete di relazioni inesauribili, tra le quali egli instaura la propria forma, senza essere determinato da una necessità che gli prescrive i modi definitivi dell’organizzazione dell’opera fruita; ma si potrebbe obiettare (…) che qualsiasi opera d’arte, anche se non si consegna materialmente incompiuta, esige una risposta libera ed inventiva, se non altro perché non può venire realmente compresa se l’interprete non la reinventa in un atto di congenialità con l’autore stesso.

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Il lato positivo delle catastrofi

Così, quando Carvalho ricevette il suo cliente e gli spiegò che suo figlio era stato assassinato da un anonimo delinquente che non lo aveva manco scelto come vittima, si sentì costretto a non essere manicheo, anche a rischio di essere catastrofista: “Il bene non esiste ma il male sì”. Il sociologo promise a se stesso, e lo promise anche a Carvalho, di lottare con audacia contro il male. C’è gente che è sempre capace di cogliere il lato positivo delle catastrofi.

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Fantastico #2: La fine della strada

Oggi è uscito il secondo numero della rivista (non la mailing list) Fantastico!: tante pagine, tanti contenuti, diversi racconti, il primo è il mio. Si chiama La fine della strada, come un romanzo di Barth, e non è un caso.
Si può leggere/scaricare qui.

Il significato è soppiantato dalla funzione

Quanto più le idee diventano automatiche e strumentali, tanto meno esse sono viste come pensieri con un significato propio; sono considerate cose. Il linguaggio è diventato uno strumento come gli altri, nel gigantesco apparato di produzione della società moderna. Tutte le frasi che non equivalgano ad operazioni nell’ambito di quell’apparato appaiono al profano tanto prive di senso quanto lo appaiono ai contemporanei teorici della semantica secondo i quali sensata è la frase puramente simbolica e operativa, cioè puramente priva di esnso. Il significato è soppiantato dalla funzione, dall’effetto sul mondo delle cose e dei fatti. Nella misura in cui le parole non vengono usate per calcolare probabilità o per altri fini pratici – fra i quali è compreso anche il riposo, l’evasione – esse si espongono al sospetto di avere fini propagandistici, perché la verità non è più un fine sufficiente a se stesso.

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La libertà

Alla fine del 1862 Dostoevskij va all’estero per la prima volta e visita la Francia, l’Inghilterra, la Svizzera, la Germania. Tornato, pubblica «Note invernali su impressioni estive». Della libertà scrive: «Cos’è la liberté? La libertà. Che libertà? La libertà di fare tutto quello che si vuole entro i limiti della legge. Quando si può fare quello che si vuole? Quando si possiede un milione. La libertà fa ottenere a tutti un milione? No. Che cos’è una persona senza un milione? Una persona senza un milione non è uno che fa tutto quel che vuole, è uno a cui fanno tutto quel che vogliono».

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Quando

Quando mio padre mi legge i racconti di Asimov la sera, e io sotto le coperte, bambino che sta ancora imparando a leggere, provo a riprodurre col viso le espressioni dei personaggi descritte dalla voce di mio padre.
Quando porto la teglia con la pizza ancora da cuocere dal tagliere di mia madre al forno di mio padre.
Quando provo la sensazione di non avere più peso, o quasi, al culmine di un salto con l’asta troppo breve ma che per un istante dura tantissimo.
Quando, camminando per la mia città da solo, incontro per caso la mia ragazza che vive nella mia stessa città, un appartamento sotto al mio, e mi sorprendo e sono felice come se non la vedessi da mesi.
Quando, camminando per la mia città da solo, in uno dei miei brevi rientri dalla Germania, incontro il mio migliore amico che vive a Londra, anche lui rientrato casualmente nello stesso periodo e non lo sapevo.
Quando, d’estate, steso sull’argine del laghetto d’irrigazione in campagna, la mia ragazza e il mio migliore amico al mio fianco, sento un lento e pesante flap flap alle mie spalle e sono l’unico a voltarmi in tempo per vedere l’airone prendere il volo.