Fame

La settimana scorsa sono stato un giorno intero a letto, per malattia. Un evento raro che però mi ha permesso di leggere più a lungo del solito (anche più dei miei tragitti quotidiani in metro). Nella semioscurità della malattia ogni schermo era troppo luminoso e quindi una sofferenza. Le pagine e le parole invece sono sempre state un rifugio, anche se per la maggior parte del tempo ho dormito.
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Assurdo

Ho sempre avuto un debole per l’assurdo, sia nelle atmosfere che nei personaggi (ho sempre amato Pippo e i suoi migliori capovolgimenti logici), ma ho sempre trovato la definizione Teatro dell’assurdo un po’ fuori luogo. Nonostante ami quel che ho letto sotto questa etichetta, quasi tutto ciò che ci casca sotto non è poi così assurdo come vorrebbe sembrare.
Di Ionesco ho letto solo tre pièce, apprezzandole tutte, ma l’amore è scattato durante un dialogo de La cantatrice calva che costituisce la vetta di quello che si può effettivamente chiamare Assurdo, con la O maiuscola.
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