Imre Kertész

Parole del 2015

Quando non gliene frega più nessuno, quando ogni cosa ha perso di senso, quando ci si è trovati al cospetto della morte, nudi e indifesi ancora una volta, come sempre, ora, senza nessun motivo, mi è venuta voglia di fare quel gioco della settimana delle classifiche. Senza classifiche. Senza regole. Senza niente.

Solo qualche libro che mi è passato per le mani e vale la pena di essere ricordato.
Continue Reading →

Herbstferien

Le scorse due settimane sono state di Herbstferien, quindi di nullafacenza.
Ma anche nella nullafacenza si possono fare tante cose interessanti.
Come ad esempio leggere (fra le altre cose) due libri bellissimi come Il libro di sabbia di J.L.Borges e Kaddish per il bambino non nato di Imre Kertész; o visitare una capitale europea come Praga e il relativo Museo di uno dei propri scrittori preferiti (leggasi Kafka); o scoprire l’esistenza di Alfons Mucha tramite il suo capolavoro Slav Epic, davvero epico nelle sue venti tele alte 6 metri; o andare a correre di notte al parco e prendersi paura perché gli alberi coprono anche la luna e non si vedono più neanche i propri piedi; o vedere (fra le altre cose) l’intera trilogia di Pusher; o creare una paginetta per i propri ebook gratuiti dal blog; o finire un nuovo trittico di brani elettroacustici e mettere su una pagina bandcamp; o parlare con un editor del proprio ultimo libro e sentirsi dire cose più o meno incoraggianti (come bello, interessante, originale, pubblicarlo sarà dura); o mandare il suddetto libro in giro mai ci fosse davvero qualcuno interessato.
Poi le Herbstferien finiscono, il corso di tedesco ricomincia, e si fa altro. Si aspetta.

Il pensiero del suicidio

Il pensiero del suicidio arriva verso sera, quasi a orario fisso. A quest’ora è più attraente. Quando declina il giorno aumenta la sua forza di seduzione e penetra sotto la pelle come la linfa tropicale, ammorbidisce i muscoli, distende le viscere, trascina la testa verso le budella, dissolve le ossa, mi colma di ribrezzo dolciastro, abbandonarsi al quale è nauseabonda lascivia. Una cosa posso configgergli dentro: il mio affetto inquieto per mia madre.
Nonché la mancanza dei mezzi. Il revolver di mio padre: ma lo tiene in cassaforte. Ho mancato di procurarmene uno mio: di questi tempi è abbastanza difficile. Eppure è il modo più vantaggioso, a causa della sua praticità, la pulizia e l’indicibilmente semplice colpo, dopo il quale immagino un silenzio profondo e niente altro. Tutto prevede altro lavoro e tribolazione. Impiccarsi: la scelta della corda, poi un posto buono sotto il soffitto, poi la realizzazione del nodo e la prova — e poi ancora la sedia che devo pure cacciarmi di sotto? Poi lo scricchiolio — e qui non potrei più oppormi alla visione, a questa inevitabile scortesia che farei agli occhi dei miei cari. Povera mamma!… Oppure gettarmi sul Grande Viale. Ma il volo, il tempo di arrivare giù, la visione, come l’asfalto si avvicina ai miei occhi con un unico strattone e, poi, quell’urlo! — I farmaci, poi, mi fanno schifo.
Certo, anche la vita è un modo per suicidarsi: lo svantaggio è che dura formidabilmente a lungo.

Continue Reading →

Le classifiche del 2013 #5: 9 libri e 3 fumetti

Questa classifica comprende libri letti nel 2013 e non del 2013, perché non sono sul pezzo nelle letture (e non mi interessa neanche esserlo, con la musica e il cinema già un po’ di più, anche se sono comunque tendenzialmente poco reattivo alle novità). L’unica uscita del 2013 presente nella classifica di oggi è il primo fumetto, che poi è una riedizione deluxe di un fumetto seriale (chissà quale!) uscito nel 2009.


Continue Reading →

Vedi alla voce: Unvollkommenheit

David Grossman non ha certo bisogno di una recensione, tantomeno mia, tantomeno per “Vedi alla voce: amore”, il suo romanzo forse più famoso, uscito lo stesso anno in cui sono nato (quindi un po’ di tempo fa) e che ha venduto nonsoquantemila copie. Al solito, questi sono solo i miei pensieri al riguardo della mia ultima lettura. Continue Reading →