lerio

L’ultimo weekend

Ogni tanto mi serve un riassunto di vita vissuta.

Nell’ultimo weekend ho: letto un racconto bellissimo di Borges (Utopia di un uomo che è stanco), letto un altro racconto di Borges (Tigri azzurre) che mi ha ricordato una delle ultime opere di Alessandro Turoni (e fatto venire in mente qualche idea), dormito molto, scritto qualche esercizio di stile, lavorato su un mio nuovo trittico di brani, pubblicato la mia nuova paginetta degli ebook del blog (gratis e poco pubblicizzati, in pratica inesistenti), mangiato l’ennesima pizza deludente in terra teutonica, provato (invano) a donare il sangue, visto una donna di mezz’età (abbondante) completamente nuda ripassarsi le labbra con un rossetto rosso fuoco, una roba che Sorrentino pagherebbe per usare nel suo prossimo film.

ewig

Capita che le feste, come tante altre cose, perdano di significato vedendole da una prospettiva diversa. O ne assumano altri.
E così mi trovo a passare un ferragosto diverso da quello dei gavettoni e della riviera romagnola. Un ferragosto che sa di vuoto e notte fonda, suona come un pianoforte ritrovato e sulla quale le onde si infrangono ossessive. Echi di ricordi e parole che tornano da chissà dove. E potrei continuare così per ore, ma mi fermo qui.
Registro cinque minuti che potrebbero essere quaranta, ma basta mandare in loop la traccia che si presta particolarmente, aspetto la notte per guardare le stelle.
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