e’ rest

La libertà

Alla fine del 1862 Dostoevskij va all’estero per la prima volta e visita la Francia, l’Inghilterra, la Svizzera, la Germania. Tornato, pubblica «Note invernali su impressioni estive». Della libertà scrive: «Cos’è la liberté? La libertà. Che libertà? La libertà di fare tutto quello che si vuole entro i limiti della legge. Quando si può fare quello che si vuole? Quando si possiede un milione. La libertà fa ottenere a tutti un milione? No. Che cos’è una persona senza un milione? Una persona senza un milione non è uno che fa tutto quel che vuole, è uno a cui fanno tutto quel che vogliono».

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Quando

Quando mio padre mi legge i racconti di Asimov la sera, e io sotto le coperte, bambino che sta ancora imparando a leggere, provo a riprodurre col viso le espressioni dei personaggi descritte dalla voce di mio padre.
Quando porto la teglia con la pizza ancora da cuocere dal tagliere di mia madre al forno di mio padre.
Quando provo la sensazione di non avere più peso, o quasi, al culmine di un salto con l’asta troppo breve ma che per un istante dura tantissimo.
Quando, camminando per la mia città da solo, incontro per caso la mia ragazza che vive nella mia stessa città, un appartamento sotto al mio, e mi sorprendo e sono felice come se non la vedessi da mesi.
Quando, camminando per la mia città da solo, in uno dei miei brevi rientri dalla Germania, incontro il mio migliore amico che vive a Londra, anche lui rientrato casualmente nello stesso periodo e non lo sapevo.
Quando, d’estate, steso sull’argine del laghetto d’irrigazione in campagna, la mia ragazza e il mio migliore amico al mio fianco, sento un lento e pesante flap flap alle mie spalle e sono l’unico a voltarmi in tempo per vedere l’airone prendere il volo.

Coronavirus vs Velo di Maya

La pandemia ci ha sottratto dal tessuto connettivo/competitivo sociale, ci ha costretti (e quindi giustificati) alla nullafacenza, alla pigrizia casalinga, all’assenza di obiettivi: aziendali, sociali, esistenziali. Un sospiro di sollievo che presto si è tramutato in inquietudine quando le sue conseguenze hanno svelato le più grandi contraddizioni e incoerenze sulle quali si basa la nostra società. In tutti i campi abbiamo lacerazioni del velo di Maya, dalla ricerca scientifica alla questione del mezzogiorno, passando per l’incubo delle crociere, ma l’impatto più pervasivo (almeno dal mio punto di vista, guardando anche le persone che mi circondano) è l’evidenza della nostra palese futilità: una condizione ontologicamente mai abbandonata, eppure riscoperta con sorpresa, tanto eravamo impegnati a fingere di abitare un mondo altro, dove tutto era urgente e importante, un’immagine virtuale di noi stessi da sfruttare, ottimizzare, mentre ora la realtà fisica (chimica, medica) delle cose torna a ribadire la propria priorità, a partire dalle esigenze più astratte. Dobbiamo quindi tornare a convivere con il nostro corpo fisico, un organismo in decadimento più o meno rapido, e con la nostra esistenza, più o meno vuota, una volta privata delle attrazioni/distrazioni della società.
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When it is all up

When it is all up with Germany, when human beings cease to exist, and ants and cockroaches have taken over, and subsequently algae in the oceans that have started boiling; when the earth is then extinguished and the universe goes dark, collapsing in on itself to nothing, it is possible that something abstract will remain behind, perhaps something akin to a state of happiness. But I have a deep fear inside me that what will fill the darkness and the space that no longer exists will be a form of stupidity. It does not need a particular place, it is everywhere. Happiness, at least, requires open space.

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Parole insostituibili

Premesso che il mio accento è come quello di Blixa e non se ne va, il mio lessico con gli anni le frequentazioni i trasferimenti si è ampliato (o quantomeno modificato) e ha inglobato parole da varie lingue e dialetti delle quali ormai non riesco più a fare a meno, per un motivo o per l’altro. Più che intraducibili (che ci credo poco), queste parole sono insostituibili.
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