e’ rest

loro

Non lasciati ingannare dal loro aspetto, Brodeck…
Sono delle vere belve. Sembrano pacifici come balene, ma sono delle belve.
Senza cuore, senz’anima, senza memoria.
L’unica cosa che conta per loro è la pancia. E hanno un solo obiettivo nella vita: riempirla.
Sarebbero capaci di divorare i loro fratelli, di sbranare le loro stesse carni, senza batter ciglio…
Masticano, inghiottono, cagano all’infinito. E non sono mai sazi.
Mangiano di tutto, Brodeck, senza mai porsi domande… di tutto.
Capisci quello che ti sto dicendo, Brodeck?
Loro non pensano… Non sanno cosa siano il rimorso né il passato. Si limitano a vivere…
Non credi che abbiano ragione loro?

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il macigno

Sopra la bella villa dove si conduce una vita spensierata un macigno pencola. Come mai non se ne curano? “Se non è caduto finora” dicono “che motivo c’è che cada in avvenire?”
In realtà non è rimasto immobile. L’anno scorso, forse a motivo del disgelo, ha fatto un piccolo scarto, una scivolatina, e una scarica di ghiaia e sassi è piombata sul tetto della villa. Poi si è fermato, ancora più sporgente e minaccioso.
“Meglio così” hanno detto “si è assestato, e poi, anche ammesso il pericolo, che c’è da fare?” “Si potrebbero mettere dei puntelli, per esempio. O fare una colata di cemento. Oggi si fanno dei lavori anche più difficili.”
“E i soldi?” ribattono ridendo. “E il tempo necessario? E poi chi ha voglia di arrampicarsi fin lassù e di lavorare sul limite del precipizio? Non solo: come escludere che dopo non sarebbe peggio? Per rassodare la piattaforma del macigno, magari si finirebbe a smuoverlo.” Ancora: “Se cadesse, è proprio stabilito che schiacci la villa? Chi lo sa. Potrebbe cadere un po’ più in qua o un po’ più in là, senza fare danni di sorta. E poi non sarebbe ora di piantarla con questa storia del macigno? Per carità, che menagrami. Se è proprio scritto che il disastro accada, pazienza. Intanto non amareggiamoci la vita”.
Ridono, giocano, mangiano, si ubriacano. Ogni tanto, nel pieno della notte, da altre parti della valle, giungono dei tetri tonfi, i vetri tremano. È segno che qualche pezzo di montagna si è staccato precipitando giù, può darsi che qualche casa ne sia rimasta spiaccicata. Ma oramai si è fatta l’abitudine. Nessuno batte ciglio a questi tuoni. Continuano a giocare, la sigaretta fra le labbra, poi vanno tranquilli a letto e si addormentano.

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le mosche

Le mosche sono pregate di non cercare di capire il Grande Piano.
Ripetuti tentativi in qusta direzione portano inevitabilmente al lento inarrestabile sbocciare della paranoia, la mente che proietta immense forme scure sulle pareti della notte, forme che solidificano, diventano pazzia, religione.

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ai bordi dell’Autostrada

Ai bordi dell’Autostrada ogni linguaggio umano si disfa fra le mani… tranne forse il linguaggio dello sciamano, del cabalista, il linguaggio del mistico intento a tracciare la mappa delle gerarchie dei demoni, degli angeli, dei santi.
Ma l’Autostrada è governata da regole, e ne abbiamo imparate alcune.
Ci danno qualcosa a cui aggrapparci.

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bisogni umani

Mi sembra che esista una gamma particolare di bisogni umani assai sentiti e profondi, connessi alla ricerca scientifica, bisogni simili sotto molti aspetti a quelli estetici e forse anche a quelli religiosi. E mi sembra anche che il soddisfacimento di questi bisogni dovrebbe essere considerato uno scopo importante della ricerca.

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frammenti

E pensa: siamo frammenti gli uni degli altri. È sempre stato così?
Quell’istante di un viaggio in Europa, abbandonato nel mare grigio del nastro cancellato… è più vicina, adesso, o più reale, solo perché è stato con lei ad Atene?
Lei l’aveva aiutato a ottenere i documenti, gli aveva trovato il primo impiego all’A.S.P. Era quella la loro storia? No, la storia era il frontale nero dell’induttore delta, l’armadio vuoto, il letto disfatto. La storia era il disgusto per il corpo perfetto in cui si svegliava se mancava la corrente, la rabbia per il guidatore di taxi a pedali, lei che non si era voltata a guardarlo attraverso la pioggia contaminata.

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