e’ rest

Oggi è andata così

Oggi ero in metro per la mia seduta di lettura quotidiana (passo almeno un’ora e mezza al giorno a leggere in metro, per tutta una serie di motivi che non ho voglia di elencare qui, oltre al fatto che semplicemente mi piace leggere), quando è entrato uno dei motivi per cui leggo in metro sotto forma di uomo cencioso di mezz’età, colbacco blu calato troppo sulla testa, barba lunga, sorriso timido, cappotto pesante (fuori è sotto zero), sacca degli pfand in una mano, bicchiere di carta nell’altra. Trascina un po’ i piedi, ma non mette in mostra nulla se non la propria persona, non vende il giornale dei senzatetto, non puzza di alcol, non suona, non inizia con la cantilena sulla propria vita e su quanto non vorrebbe disturbare ma. Si limita a essere un uomo, un essere umano, che chiede due spicci, per favore.
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Le conseguenze della sveglia

Ieri sera ho impostato la sveglia alle 7.00 per tutta la settimana (lavorativa).
È una cosa che non facevo da più di un anno. Durante questo periodo mi ero quasi illuso (mai esplicitamente) che non l’avrei più rifatto, con tutto quello che ne consegue. Soprattutto per tutto quello che ne consegue. Mio nonno diceva qualcosa come Al meglio ci si abitua sempre, ma non credo che la faccenda sia così semplice in questo caso. Tuttavia, in una versione rovesciata e angosciosa del Sabato del villaggio, il peggio si accumula e viene prima della sveglia vera e propria.
Quando, al termine di una notte buia e fin troppo breve, la sveglia inizia a lanciare il suo grido acuto e penetrante, è già successo: non c’è più tempo per pensare alle implicazioni e alle conseguenze che questa scelta ha avuto e avrà sul mio futuro più e meno vicino. Il resto è un automatismo non (troppo) difficile da recuperare.