Fernando Pessoa

Mi sono sentito inquieto

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Mi sono sentito inquieto. Il silenzio aveva cessato d’un tratto.
All’improvviso si è spezzato un giorno infinito di acciaio. Mi sono piegato sul tavolo come un animale, con le mani come artigli inutili sul legno levigato. Una luce senz’anima era entrata negli angoli e negli animi e un suono di montagna vicina era precipitato dall’alto, strappando con un grido il velo duro dell’abisso. Il mio cuore si è fermato. La gola mi pulsava. La mia coscienza ha visto solo una macchia d’inchiostro su un foglio di carta.

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Le classifiche del 2013 #7: le 3 cose più importanti della vita

Giusto per concludere questa settimana, ripropongo la classifica semi-seria delle cose più importanti della vita che avevo già postato tempo fa da qualche parte nell’Internet.
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5 libri (e un fumetto)

Prendendo sempre spunto dalle conversazioni con amici, ho pensato di stilare una delle solite classifiche che non significano niente e cambiano col tempo, anche piuttosto rapidamente.
Ancor prima di partire, dico che anziché i soliti 10 migliori libri letti, ne metto solo 5. E poi non sono i migliori libri letti, ma quelli a cui sono più legato, da isola deserta, etc. Il metro di inserimento è più o meno la voglia che ho di rileggerli ogni volta che ne parlo, oltre a quanto mi abbiano sconvolto la vita, non solo di lettore. E poi non sono in ordine di gradimento, ma alfabetico di autore. Insomma, va a finire che non è neanche più una classifica, ma un semplice elenco.

 

1. Trilogia di New York di Paul Auster
I thriller atipici ed esistenziali di questo libro sono stati per me una rivelazione come lettore e scrittore e sono tutt’ora una fondamentale ispirazione per ciò che scrivo, forse la principale. Vi sono legato anche per motivi affettivi che non sto qui a spiegare, ma mi sono tanto innamorato dell’autore che dopo la lettura della Trilogia, mi sono procurato (o mi hanno procurato) tutti i seguenti libri (di fiction o meno) di Auster, per una lettura avida e curiosa. Posso dire che la Trilogia di New York sia il famoso ipotetico libro che vorrei aver scritto nella mia vita.

2. Trilogia di Samuel Beckett
Ovviamente si parla di Molloy, Malone Muore (il mio preferito) e L’Innominabile. Ho scoperto Beckett piuttosto di recente, ma anche qui, come per Auster, è stata una rivelazione spiazzante. Più che come autore, Beckett ha sconvolto la mia condizione di essere umano, il mio pensiero, andando a toccare corde tese e nascoste all’interno di me, con un tocco tra l’altro tanto originale e folle quanto preciso e perfetto. Autore molto particolare, forse unico, per me Beckett è diventato rapidamente il punto di riferimento dell’intero novecento andando a superare anche l’inamovibile (credevo) che si trova alla prossima posizione.

3. Tutti i racconti di Franz Kafka
Preferisco il Kafka dei racconti piuttosto che quello dei romanzi, più o meno incompiuti. Racconti onirici, angoscianti, disarmanti nella loro semplicità, perfino comici nella loro tragicità. L’imprevidibilità, le possibili letture, i significati sempre nuovi, il fascino misterioso dell’incomprensione sono tutti valori aggiunti agli scritti di Kafka, che li rendono interessanti ad ogni ulteriore rilettura. Per questi stessi motivi, faccio fatica a scegliere uno o più racconti sugli altri, anche fra i più famosi. Ad esempio, di recente ho ritrovato il breve “Davanti alla legge” nell’Antologia della letteratura fantastica e mi ha colpito come non l’avessi mai letto prima.

4. Il libro dell’Inquitudine di Bernando Soares di Fernando Pessoa
Questo non è un vero e proprio romanzo, né un insieme di racconti, ma un libro di vita e considerazioni umane sulla stessa condizione umana. Qualcosa che trascende l’oggetto del romanzo e del libro, tendendo ad una bellezza ed una profondità che mi ha sconvolto. Bernando Soares è un eteronimo che si è occupato esclusivamente di annotazioni e congetture aldilà della finzione, appuntate nello stile unico dello scrittore lusitano, un gigante non solo della letteratura portoghese, ma di quella mondiale. Proprio per la sua condizione di libro-non libro, si presta a saltuarie e parziali riletture, per rimanere sempre affascinati dai dubbi di Bernando Soares, che sono poi quelli dell’umanità tutta.

5. Il Signore degli Anelli di J.R.R.Tolkien
Questa è forse la scelta meno in linea con le altre, ma pur non essendo (più) un patito del fantasy (anzi, ormai rifuggo piuttosto spesso da questa categoria, scaduta spesso nel cliché), questo libro trascende il genere (che d’altronde non era tale quando uscì) e narra di un’epopea fantastica su più livelli di lettura. Dipenderà anche dal fatto che la prima volta lo lessi a undici anni, ma da questo libro imparai (prima a livello subconscio, poi a livello conscio, magari ne scriverò prima o poi) molte cose e quando alla fine compresi chi era il vero protagonista del romanzo e le conseguenti implicazioni, per la prima volta piansi per un libro in vita mia.

 

bonus. Asterios Polyp di David Mazzucchelli
Volevo mettere un fumetto come bonus, ed ero stato tentato da “Città di vetro”, ma visto che avevo già inserito La trilogia di New York fra i cinque libri non mi è sembrato il caso. Però il disegnatore è lo stesso, e in questo caso anche sceneggiatore, coloratore, insomma, tuttofare. Ha scelto anche i materiali della copertina e su cui è stampato il fumetto, non lasciando nulla al caso. Ed è proprio questa cura al minimo dettaglio, oltre alla storia e al disegno piuttosto originali (più il disegno della storia), che rende interessante se non obbligatoria una molteplice lettura di Asterios Polyp. Ce l’ho da meno di sei mesi e non so quante volte l’ho già riletto, amandolo ogni volta.