Author Archives: lerio

Dov’è la Trümmerliteratur?

Un’idea che ho da un po’ è che mi sembra di vivere in un dopoguerra qualsiasi, ma senza che ci sia stata la guerra. Non ci sono macerie fisiche, ma luoghi (della mente e non) abbandonati, lasciati alla devastazione del tempo. È una cosa che razionalmente non so neanche spiegare più di tanto, ma che ogni tanto trova anche qualche conferma (oltre a quella dei cicli del capitalismo, ineluttabili come l’imbecillità umana).
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Lynchiano

Per me, la decostruzione, come avviene nei film di Lynch, di questa «ironia del banale» ha influenzato il modo in cui vedo e strutturo il mondo. Dal 1986 ho notato che un buon 65% della gente che vedi al capolinea degli autobus in città fra mezzanotte e le sei del mattino tende ad avere i requisiti tipici delle figure lynchiane — vistosamente brutta, infiacchita, grottesca, carica di un’afflizione del tutto sproporzionata alle circostanze visibili. oppure: tutti abbiamo visto le facce delle persone assumere espressioni improvvise e grottesche — ad es., come quando ricevono notizie traumatizzanti, o danno un morso a qualcosa che si rivela disgustoso, o quando girano intorno ai bambini piccoli e gli fanno le facce strane senza nessun motivo — ma ho stabilito che un’espressione facciale improvvisa e grottesca non può essere definita veramente lynchiana se non nel caso in cui l’espressione sia mantenuta per qualche momento in più di quanto le circostanze potrebbero mai giustificare, sia tenuta semplicemente lì, fissa e grottesca, finché non comincia a significare circa diciassette cose diverse allo stesso tempo.
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Gioco suicida

L’inutilità si somma all’angoscia nei centri commerciali: asettici, ridondanti, aggressivi, inumani. Nei momenti di maggior ottimismo mi convinco che i motivi per rercarsi in un centro commerciale nell’era di internet diventino sempre meno e che, viceversa, siano destinati a sopravvivere quei rari luoghi che ancora vendono oggetti sfuggiti ai tentacoli della rete. Questo sarà sempre più difficile, ovviamente, ma mi voglio illudere.
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Guerra e Pace, appunti sparsi

Appunti sparsi di fine lettura:
– godibilissimo, il dipanarsi della trama e dei personaggi nel tempo viene talmente naturale che ha del miracoloso;
– non avevo capito subito che il protagonista (o quantomeno colui che si avvicina di più a questa figura) fosse Pierre, ma è sicuramente il personaggio più interessante;
– il mio idolo però rimane il vecchio Bolkonskij;
– bello anche Kutuzov, per quanto troppo incensato, ma va ricordata la sua ineguagliabile fine:
“Al rappresentante della guerra nazionale non restava più nulla se non morire. Ed egli morì.”;
– alla fine dei conti l’unico vero antagonista di tutto il libro sono gli storici (anche Napoleone viene spogliato di tutti i meriti quanto di tutte le colpe);
– i russi hanno questa ironia e sprezzo dei propri stessi personaggi che si intrufolano in ogni romanzo, anche in quelli più epici, che non so: li sto scoprendo principalmente quest’anno e mi sa che li adoro (chi più chi meno);
– oltre a rappresentare un’esoticità, forse anche involontaria, che fatico a ritrovare in qualunque altra scrittura, anche ben più moderna;
– ho apprezzato il tentativo non sempre riuscito di sospendere giudizi, vedi sopra con Napoleone;
– ho apprezzato anche molte similitudini, come quella di Mosca paragonata a un alveare senza regina (e in generale quelle sulle api sono forse le migliori, per caso Tolstoj era un apicoltore?);
– la misoginia che passa in nonchalance fra una descrizione di Nataša e l’altra non mi ha turbato più di tanto;
– le invettive contro gli storici invece dopo un po’ mi hanno stufato;
– visto l’epilogo mi suona sempre più strano l’uso della parola Provvidenza a metà romanzo, non vorrei fosse un intrusione del taduttore (Pietro Zvetermeich).

Scene fantastiche:
– tutte quelle con il vecchio Bolkonskij;
– quasi tutte quelle con psycho Dolochov;
– quando il pusillanime Rastopèin getta il prigioniero politico (Verešèagin) nelle fauci della folla;
– in generale guerra > pace

In conclusione:
– ho preferito il Tolstoj narratore al Tolstoj saggista (per quanto l’epilogo giunga a esprimere un pensiero più o meno chiaro e interessante, da non sottovalutare (ma non credo che nessuno sottovaluti Tolstoj o Guerra e pace)), spesso pungente ma anche impreciso e ridondante.