Author Archives: lerio

non so

Se non so di non sapere
                                          penso di sapere
Se non so di sapere
                                  penso di non sapere

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il tempo acuminato

I bambini non dubitano mai, neppure per un momento, che i vecchi enormi alberi sotto cui giocano dureranno in eterno; che loro cresceranno forti come i padri, fertili come le madri, che vivranno e saranno felici e alleveranno a loro volta i propri figli lì dove sono nati. Che cos’è che ci ha impedito di vivere nel tempo come i pesci nell’acqua, come gli uccelli nell’aria, come i bambini? È colpa dell’Impero! L’Impero ha ceato il tempo della storia. L’Impero ha deciso di esistere non nel tempo lento, ricorrente, circolare delle stagioni, ma in quello acuminato del trionfo e della sconfitta, del principio e della fine, della catastrofe.

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il significato di umanità

Ma ai miei aguzzini non importava niente dei vari gradi del dolore. L’unica cosa importante per loro era dimostrarmi cosa voglia dire vivere in un corpo in quanto corpo, un corpo che può coltivare delle idee a proposito della giustizia fintanto che è intero e in buona salute, ma che se ne dimentica subito, appena gli acchiappano la testa e gli ficcano dentro un tubo, per riempirlo di acqua salata finché non comincia a tossire e a a vomitare e a svuotarsi. Non sono venuti a farmi sputare la storia di quello che io avevo detto ai barbari e che i barbari avevano detto a me. Perciò non ho avuto modo di buttargli in faccia le nobili parole che mi ero preparato. Sono venuti nella mia cella per dimostrarmi il significato di umanità e nel giro di un’ora me l’hanno dimostrato, eccome.

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i barbari

Non c’è uomo che non sia stato colto dal terrore al pensiero di un’incursione di barbari nella sua casa: piatti rotti, tende in fiamme, figlie violentate. Questi sogni sono il risultato di una vita troppo tranquilla. Fatemi vedere un esercito di barbari e ci crederò.

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chissà

Intorno all’edificio un giardino, non del tutto abbandonato, con da una parte due filari di abeti, tutti di altezza diversa, dal più piccolo al più grande, con un incremento costante, anzi: con un decremento costante, uno dopo l’altro, dal più grande al più piccolo, subito dopo essere stati spogliati degli addobbi natalizi, essi erano stati piantati in quella specie di terra di nessuno che separava il bordello dagli edifici dei militari. È così che dev’essere andata, pensai passandoli in rassegna. Non tutti erano sopravvissuti al trattamento, e il più fortunato, per come la vedevo io, era stato il più piccolo, l’ultimo della fila, che forse era stato piantato già morto, a giudicare dal grado di totale rinsecchimento. Ma chissà, se fossi un abete avrei preferito vivere, chi può dirlo?

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quel segno sulla lavagna

La narrazione e la comunicazione vengono spesso confuse, tanto che, allo stato attuale, sembra che sia possibile narrare solo comunicando. Il nodo è complesso, scioglierlo superiore alle mie forze. Ma mi sembra che chi narra comunicando, o forse ormai bisognerebbe dire chi comunica narrando, non può mai fare a meno di tracciare quel segno sulla lavagna, i buoni sempre di qua, ovviamente con noi; i cattivi di là, e non è così che va il mondo.

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diverso

Diverso. So solo questo. Tutti lo pensano di se stessi, e molti, troppi, si agitano per dimostrarlo; ma chi è portato davvero a uscire dalla norma, tenterà sempre di mimetizzarsi tra gli altri, e non gli riuscirà; si comporterà in modo da non dare nell’occhio, e sarà notato; cercherà di nascondersi, e sarà trovato, perché, in fondo, essere scoperto è esattamente ciò che vuole, essendo, altrettanto in fondo, fiero della sua cazzo di diversità, che inevitabilmente, isolandolo dagli altri, lo renderà insicuro e così via.

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