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Il trasloco non è tutto: La Cucina Nuova, prologo

Traslocare fra città distanti 500km guidando un Mercedes Sprinter con cassone, con dentro tutta la casa (vabbè, elettrodomestici, un paio di mobili e gli scatoloni) non è stato semplice, caricarlo e scaricarlo neppure, riportare il suddetto camion girando per le vie di Berlino fra una filiale e l’altra di Europcar neanche, riavere i soldi della cauzione ancora meno (per quanto alla fine ce l’abbiamo fatta). Quello che non immaginavamo era che il dramma sarebbe iniziato il giorno che non ci saremmo accontentati della cucina così come ce l’avevano lasciata arredata.
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Stimoli

Prima di pranzo ho sfruttato il terrazzo per l’ultima volta forse (abbiamo i muratori in casa), finendo di leggere Pubblici discorsi di Paolo Nori.
Ci sono autori (dovrei dire libri, ma dico autori) che mi stimolano molto, e mentre li leggo, o subito dopo, non riesco a stare fermo con la testa, i pensieri si accumulano, le riflessioni, le idee sorgono spontanee. Questi autori (Auster, DeLillo, Bernhard e altri, anche Nori) mi danno soprattutto stimoli. Stimoli a leggere e scrivere altro. Persino sul blog, che ultimamente stava perdendo un po’ d’attrattiva.
E quindi ci scrivo.

Il comodino, cosa c’è dentro

Bisogna sapere che il mio comodino è un po’ particolare. Come molte cose della mia casa è stato trovato per strada, e forse non aveva neanche quel ruolo in origine. Ad ogni modo ora è il mio comodino. Traballa su un piede solo (centrale), pesa tantissimo, si apre solo dall’alto, è bordeaux ed è stato rinominato Il Buco Nero.
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Il comodino, cosa c’è sopra

Una lampada rivestita di fumetti Disney (paperi di Perina, forse), una foto, un buono per i cinema di Münster, un paio di calzini, la mappa della S+U-Bahn di Berlino, una sim italiana, una radiosveglia rumorosissima, dei fazzoletti, Poesie di Beckett (Newton Compton Editori, 1978), “Percival Everett di Virgil Russell” di Percival Everett (il titolo fra virgolette in questo caso è d’obbligo, Nutrimenti, 2014), Internazionale #1086, fogli sparsi di appunti, il portaocchiali (senza occhiali, se no non vedevo nulla di tutto ciò), i biglietti per Als wir träumten, Eisenstein in Guanajuto, Pod electricheskimi oblakami, Yi bu zhi yao all’ultima Berlinale, una chiavetta USB e un po’ di polvere.
Ma la cosa più interessante è cosa c’è dentro.

Gli occhiali

Ieri mi è capitato di perdere gli occhiali per casa.
Ogni tanto mi capita, e quando perdo gli occhiali mi si presenta un grosso problema: non ci vedo, per cui non so come trovarli. È una posizione di stallo non indifferente, perché ho bisogno degli occhiali per vedere, ma senza occhiali non posso neanche trovarli.
Insomma, a volte vado al tasto, a volte ringrazio chi vive con me.
A volte mi tocca di mettermi le lenti per trovare gli occhiali, e poi togliermele per potermeli mettere.
Questo è.

La televisione

Nella casa in Germania non ho una televisione, e sto bene così.
Sto così bene che sono tornato da quasi una settimana e ancora non mi ero ricordato che qui a Forlì una televisione c’è. Me ne sono reso conto solo stamattina, alzando lo sguardo dal libro che stavo leggendo.
Per un po’ ho anche pensato di accenderla. Poi ho lasciato stare.