film

La caduta del Titanic

Certamente, quando con il processo di Norimberga sono venuta a sapere di quelle cose orribili, delle millecinquecento persone che finirono in mare, quando l’ho saputo, mi sono sentita così sconvolta che non riuscivo a crederci. C’erano solo venti scialuppe, solo una di loro tornò indietro, una, sei persone furono salvate, ma non sono riuscita a trovare nessun collegamento fra quelle cose orribili e il mio lavoro di segretaria. E le settecento persone sulle scialuppe non poterono far altro che aspettare, aspettare di morire, aspettare di vivere, aspettare un perdono, che non sarebbe mai arrivato, ma io so che mi sentivo così sollevata che non ci fosse stata alcuna mia responsabilità personale, e anche di non avere mai saputo niente. Non sapevo che fossero morte così tante persone, ma poi un giorno hanno trovato il Cuore dell’Oceano e mi sono resa conto, che il fatto che allora fossi giovane non era una buona giustificazione, perché avremmo dovuto accorgerci comunque, di quello che stava succedendo sul Titanic.

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AI al cinema

Dopo aver visto il terzo (Automata, gli altri due sono Her e Ex Machina) film americano più o meno indipendente degli ultimi anni con tema AI come superamento dell’essere umano, ho capito che (con una ventina d’anni di ritardo sui jappi) l’intelligenza artificiale sarà la nuova bomba atomica.
Non che di AI non se ne sia mai parlato in fantascienza (anzi), ma la riflessione non era mai stata così concreta, attuale e mainstream come ora. Il cinema americano propone una scifi sempre edulcorata ma che va a toccare da vicino i timori dell’uomo comune (e di alcuni scienziati), pur essendo più possibilista che catastrofica (almeno in questi tre film).
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Herbstferien

Le scorse due settimane sono state di Herbstferien, quindi di nullafacenza.
Ma anche nella nullafacenza si possono fare tante cose interessanti.
Come ad esempio leggere (fra le altre cose) due libri bellissimi come Il libro di sabbia di J.L.Borges e Kaddish per il bambino non nato di Imre Kertész; o visitare una capitale europea come Praga e il relativo Museo di uno dei propri scrittori preferiti (leggasi Kafka); o scoprire l’esistenza di Alfons Mucha tramite il suo capolavoro Slav Epic, davvero epico nelle sue venti tele alte 6 metri; o andare a correre di notte al parco e prendersi paura perché gli alberi coprono anche la luna e non si vedono più neanche i propri piedi; o vedere (fra le altre cose) l’intera trilogia di Pusher; o creare una paginetta per i propri ebook gratuiti dal blog; o finire un nuovo trittico di brani elettroacustici e mettere su una pagina bandcamp; o parlare con un editor del proprio ultimo libro e sentirsi dire cose più o meno incoraggianti (come bello, interessante, originale, pubblicarlo sarà dura); o mandare il suddetto libro in giro mai ci fosse davvero qualcuno interessato.
Poi le Herbstferien finiscono, il corso di tedesco ricomincia, e si fa altro. Si aspetta.

It follows

Ieri sera ho visto un film horror al cinema, non so da quanto tempo non succedeva.
Il film in questione è It follows, del giovane regista americano David Robert Mitchell.
La trama è semplice: una maledizione trasmettibile tramite il sesso fa sì che si venga seguiti (lentamente ma inesorabilmente) da una “cosa” che assume sembianze diverse a seconda di chi la vede (e solo i maledetti la possono vedere) e che soprattutto punta ad ammazzare nei modi più disparati le proprie vittime.
Poteva essere un teen horror qualsiasi, ma.
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