cose

L’ultimo weekend

Ogni tanto mi serve un riassunto di vita vissuta.

Nell’ultimo weekend ho: letto un racconto bellissimo di Borges (Utopia di un uomo che è stanco), letto un altro racconto di Borges (Tigri azzurre) che mi ha ricordato una delle ultime opere di Alessandro Turoni (e fatto venire in mente qualche idea), dormito molto, scritto qualche esercizio di stile, lavorato su un mio nuovo trittico di brani, pubblicato la mia nuova paginetta degli ebook del blog (gratis e poco pubblicizzati, in pratica inesistenti), mangiato l’ennesima pizza deludente in terra teutonica, provato (invano) a donare il sangue, visto una donna di mezz’età (abbondante) completamente nuda ripassarsi le labbra con un rossetto rosso fuoco, una roba che Sorrentino pagherebbe per usare nel suo prossimo film.

Un’estate lunga un weekend

Incredibile, il caldo mi ricorda come ci sia vita anche lontano da uno schermo e persino dalla scrittura.

Capita di passare da piscine all’aperto stracolme di Ausländer a locali di finta-spiaggia in compagnia di un gruppo di ricercatori misti che neanche in erasmus, capita anche  di passare una notte fra taxi (4) e pronto soccorso, e capita infine di dimenticarsi di cellulare, blog e cose varie per un weekend lungo. Uno dei migliori.

Capita anche di accendere il cellulare martedì mattina, e spaventarsi.
Ormai ogni chiamata persa è una minaccia.

Ieri

Un po’ di cose che mi sono successe ieri:

  • ho corso nella corsia di fianco a gente che mi dà quasi 2″ nei 100m;
  • ho fatto la mia prima (fredda e lunghissima) gara di triplo tedesca e
  • ho scoperto che pedana (di triplo) in tedesco si dice (Sprung)Brett;
  • ho scoperto che almeno nei campi d’atletica, anche i tedeschi leggono i numeri al dritto;
  • ho scoperto che se c’è una cosa che unisce l’atletica nel mondo sono i giudici rincoglioniti;
  • sono stato per la prima volta nella mia vita su un’auto lanciata ai 200km/h e
  • ci hanno superato come fossimo fermi. Verso l’infinito e oltre sull’Autobahn.

Il comodino, cosa c’è dentro

Bisogna sapere che il mio comodino è un po’ particolare. Come molte cose della mia casa è stato trovato per strada, e forse non aveva neanche quel ruolo in origine. Ad ogni modo ora è il mio comodino. Traballa su un piede solo (centrale), pesa tantissimo, si apre solo dall’alto, è bordeaux ed è stato rinominato Il Buco Nero.
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Il comodino, cosa c’è sopra

Una lampada rivestita di fumetti Disney (paperi di Perina, forse), una foto, un buono per i cinema di Münster, un paio di calzini, la mappa della S+U-Bahn di Berlino, una sim italiana, una radiosveglia rumorosissima, dei fazzoletti, Poesie di Beckett (Newton Compton Editori, 1978), “Percival Everett di Virgil Russell” di Percival Everett (il titolo fra virgolette in questo caso è d’obbligo, Nutrimenti, 2014), Internazionale #1086, fogli sparsi di appunti, il portaocchiali (senza occhiali, se no non vedevo nulla di tutto ciò), i biglietti per Als wir träumten, Eisenstein in Guanajuto, Pod electricheskimi oblakami, Yi bu zhi yao all’ultima Berlinale, una chiavetta USB e un po’ di polvere.
Ma la cosa più interessante è cosa c’è dentro.