one big joke cycle

After my agent’s percentage and taxes (including New York City taxes, she had reminded me), I would clear something like two hundred and seventy thousand dollars. Or Fifty-four IUIs. Or around four Hummer H2 SUVs. Or the two first editions on the market of Leaves of Grass. Or about twenty-five years of a Mexican migrant’s labor, seven of Alex’s in her current job. Or my rent, if I had rent control, for eleven years. Or thirty-six hundred flights of bluefin, assuming the species held. I swallowed and the majesty and murderous stupidity of it was all about me, coursing through me: the rhythm of artisanal Portuguese octopus fisheries coordinated with the rhythm of laborers’ migration and the rise and fall of art commodities and tradable futures in the dark galleries outside the restaurant and the mercury and radiation levels of the sashimi and the chests of the beautiful people in the restaurant — coordinated, or so it appeared, by money. One big joke cycle. One big totaled prosody.

Continue Reading →

I could not

“Why reproduce if you believe the world is ending?”
“Because the world is always ending for each of us and if one begins to withdraw from the possibilities of experience, then no one would take any of the risks involved with love. And love has to be hanessed by the political. Ultimately what’s ending is a mode.”
“Can you imagein the world if and when I’m twenty? Thirty? Forty?”
I could not. I hoped my sperm was useless.

Continue Reading →

punto di contatto

L’uomo non è quel mammifero, quel vertebrato viviparo dotato di due sessi né quella creatura dal sangue caldo dotata di polmoni, Homo faber, anmale sociale, classificabile secondo le tavole della classificazioni di Linneo e il catalogo dei successi raggiunti dalle civiltà. Quanto piuttosto è la sua chimera, la sua fatale ampiezza, un prolungato e continuo contrasto tra l’intenzone e il risultato, in poche parole, la brama d’infinito, l’insoddisfazione come dato preordinato, questo è il nostro punto di contatto.

Continue Reading →

cari filosofi

E voi, cari filosofi, vi dovreste occupare più della tecnologia dell’uomo e meno della sua dissezione in anima e corpo, di quella porzione chiamata Animus, Anima, Geist, Seele e di altre frattaglie offerte alla macelleria filosofica, poiché si tratta di suddivisioni assolutamente arbitrarie. Capisco che coloro ai quali queste parole sono indirizzate generalmente non esistono più, ma anche i filosofi contemporanei persistono nell’errore, piegandosi alla tradizione; non è lecito moltiplicare gli esseri oltre il necessario.

Continue Reading →

l’alga e l’aquila

Avete confuso due cose completamente diverse, ritenendo che il grado di complessità di un essere e il suo grado di perfezione siano due elementi inseparabili. Credete che un’alga sia pi semplice, e pertanto più primitiva, e quindi inferiore all’aquila. Ma quell’alga è in grado di introdurre i fotoni del Sole nel composto del proprio corpo, è lei che converte direttamente la proiezioni dell’energia cosmica in vita e, per questo motivo, continuerà a vivere finché il Sole non morirà; l’alga si nutre delle stelle, e l’aquila?

Continue Reading →

désintéressement

Fin dai primissimi approcci con la normale procedura di formulazione di nuovi piani annuali di attacco nucleare, questo nuovo prototipo – l’ultimo della serie – mostrò segni di un incomprensibile negativismo. Dopo l’ennesima sessione di prova nelle riunioni dello stato maggiore illustrò davanti a un gruppo di esperti psiconici e militari un sintetico exposé nel quale dichiarò il proprio completo désintéressement nei confronti della dottrina della supremazia militare del Pentagono in particolare e più in generale per la posizione mondiale degli Stati Uniti, e nemmeno sotto la minaccia di venire smantellato cambiò la sua posizione.

Continue Reading →

molta fatica

[all’uomo] costa molta fatica l’ammettere che l’insetto o l’uccello percepiscono un mondo del tutto differente da quello umano, e che la questione di determinare quale delle due percezioni del mondo sia più giusta è del tutto priva di senso, poiché una misura in proposito dovrebbe essere stabilita in base al criterio della percezione esatta, cioè in base a un criterio che non esiste

Continue Reading →

senza

[…] e noi siamo fondamentalmente propensi ad affermare che i giudizi più falsi (ai quali appartengono i giudizi sintetici a priori) sono per noi i più indispensabili, e che senza mantenere in vigore le finzioni logiche, senza una misurazione della realtà alla stregua del mondo, puramente inventato, dell’assoluto, dell’eguale-a-se-stesso, senza una costante falsificazione del mondo mediante il numero, l’uomo non potrebbe vivere – che rinunciare ai giudizi falsi sarebbe un rinunciare alla vita, una negazione della vita.

Continue Reading →