Così parlò Zarathustra

Se costoro – avessero il pane per nulla, guai! Contro che cosa leverebbero costoro le loro strida! Il loro sostenatamento – questo ü per loro il vero intrattenimento; e devono procurarselo con difficoltà!
Belve feroci sono: nel loro “lavorare” – è anche un depredare; nel loro “guadagnare” – è anche un frodare! Perciò devono procurarselo con difficoltà!
Debbono diventare migliori belve feroci, più raffinate e intelligenti, più simili all’uomo: l’uomo infatti è la miglior belva feroce.
L’uomo ha già predato le sue virtù a tutte le bestie: questo, perché l’uomo ha avuto la più difficile delle esistenze.
Restano solo gli uccelli al di sopra di lui. E se l’uomo imparasse anche a volare, guai! fin dove – volerebbe la sua bramosia rapace!

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Non ve ne siete accorti

Voi ragazzi, disse, e ancora una volta provai una doppia fitta di complimento e di offesa, siete adorabili. Volete tutti essere il protagonista del film che fugge al rallentatore dalla fabbrica del cattivo che ha appena minato, e si getta a terra mentre esplode. Ma l’esplosione è gi in atto: è sempre stata in atto. Solo che voi non ve ne siete accorti…

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La barzelletta più lunga

Di sicuro, ogni incarico a cui la Società lavorava, ogni discorso imbonitorio che facevamo, implicava un’invocazione al Futuro, o una genuflessione: vincevamo i contratti spiegando che i social network sarebbero diventati la nuova stampa d’élite, le periferie il nuovo centro della città, e che le economie emergenti avrebbero saltato a piè pari l’analogico per entrare dritte nella fase postdigitale – cioè, usando il Futuro per conferire un bollo di verità a quegli scenari e a quelle affermazioni, rendendole assolute e oggettive grazie al semplice fatto di collocarle nel Futuro. Tutto, come diceva Peyman, sarà anche un’opera di fantasia: ma il Futuro è la barzelletta più lunga e insensata di tutte.

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La tribù moderna

Dimentichiamoci della famiglia o dei raggruppamenti etnici e religiosi: le aziende le hanno soppiantate tutte come struttura primaria della tribù moderna. Il mio utilizzo della parola “tribù” in questo caso non è velleitario; è la parola “moderna” a essere equivoca, piuttosto. La logica che sottende l’azienda è del tutto primitiva. L’azienda ha le sue divinità, i suoi feticci, i suoi gan sacerdoti ei suoi paria (…). Ha i suoi rituali, le sue credenze e le sue superstizioni, il suo potenziale di competenze e abilità spicciole e, al contrario, i suoi Ignoti e i suoi Inespressi.

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Il cursore ci ha raggiunto

Abbiamo bisogno di esperienza per restare in vantaggio, anche solo di misura, sulla nostra consapevolezza dell’esperienza – se non altro perché la seconda deve ricavare un sinificato dalla prima, per narrarle (…) sia agli altri che a noi, e, per questo, ha bisogno di essere alimentata da una fornitura costante di nuovi fatti e sensazioni. Ma quando il cursore narrativo raggiunge quello dell’interpretazione, quando gli avvenimenti e le situazioni non si reintegrano abbastanza in fretta per la coscienza che sostengono, quando, per quanto velocemente si rigenerino, vengono divorati all’istante da una bocca troppo vorace da permettere a qualsiasi cosa di depositarsi o accumularsi intatto al suo cospetto, allora ci troviamo inceppati, bloccati nel limbo: non possiamo godere dell’esperienza della sua consapevolezza.

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Coronavirus vs Velo di Maya

La pandemia ci ha sottratto dal tessuto connettivo/competitivo sociale, ci ha costretti (e quindi giustificati) alla nullafacenza, alla pigrizia casalinga, all’assenza di obiettivi: aziendali, sociali, esistenziali. Un sospiro di sollievo che presto si è tramutato in inquietudine quando le sue conseguenze hanno svelato le più grandi contraddizioni e incoerenze sulle quali si basa la nostra società. In tutti i campi abbiamo lacerazioni del velo di Maya, dalla ricerca scientifica alla questione del mezzogiorno, passando per l’incubo delle crociere, ma l’impatto più pervasivo (almeno dal mio punto di vista, guardando anche le persone che mi circondano) è l’evidenza della nostra palese futilità: una condizione ontologicamente mai abbandonata, eppure riscoperta con sorpresa, tanto eravamo impegnati a fingere di abitare un mondo altro, dove tutto era urgente e importante, un’immagine virtuale di noi stessi da sfruttare, ottimizzare, mentre ora la realtà fisica (chimica, medica) delle cose torna a ribadire la propria priorità, a partire dalle esigenze più astratte. Dobbiamo quindi tornare a convivere con il nostro corpo fisico, un organismo in decadimento più o meno rapido, e con la nostra esistenza, più o meno vuota, una volta privata delle attrazioni/distrazioni della società.
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