l’ultima della risorse

Forse, nel loro peripatetico indugiare tra saggio, diario di viaggio e narrazione, Dyer e i seguaci più o meno presunti di Sebald si pensano anche loro postumi, esemplari di una specie ormai pressoché irrilevante e dunque virtualmente estinta. Se così fosse, questo farsi fantasmi, questo lamentoso girare attorno a un vuoto, a una mancanza, a un fallimento, ci appare come l’ultima delle risorse, avendo il tempo presente sottratto all’arte e alla letteratura, ma in fondo anche alla vita stessa, la dignità di essere marginali o diversi o esiliati, di stare al mondo come outsider.

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capi d’accusa

Un documento esemplificativo di un clima in cui i confini tra pratica filosofica, pratica religiosa e pseudo-sapere magico tendono a farsi sempre più labili è l’opuscolo Sulla magia dello stesso Apuleio, ovvero la sua apologia dopo essere stato accusato di magia per essere riuscito a sposare una ricca vedova. Ma tra i capi d’accusa che gli vengono mossi figurano anche quello di usare il dentifricio e soprattutto quello di essere un philosophus formosus – un filosofo di bell’aspetto – una dota evidentemente incompatibile con l’immagine tradizionale del filosofo.

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essere artista

La sua missione consiste nel suscitare un orizzonte irreale. Per raggiungere questo obiettivo non c’è altra via che negare la nostra realtà, collocandoci, con questo gesto, al di sopra di essa. Essere artista equivale a non prendere sul serio l’uomo che è ciascuno di noi quando non è artista.

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cosa vogliono, dunque

Il genio individuale permetteva che, in determinate circostanze, attorno al nucleo umano della poesia si accendesse una fotosfera luminosa, di materia più sottile — per esempio, in Baudelaire. Ma questo splendore veniva raggiunto senza premeditazione. Il poeta voleva sempre essere un uomo.
«E questo sembra un male ai giovani?» domanda con repressa indignazione qualcuno che giovane non è più. Cosa vogliono, dunque? che il poeta sia un uccello, un ittiosauro, un dodecaedro?

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una delle due cose

Da una ventina d’anni, i giovani più audaci, di due generazioni successive — a Parigi, a Londra, a Berlino, a New York, a Roma, a Madrid —, sono rimasti sorpresi dall’inesorabile consapevolezza che l’arte tradizionale non gli interessava affatto; ancor più, gli ripugnava. Con questi giovani non si può che fare una delle due cose: o fucilarli o sforzarsi di capirli. Io ho scelto decisamente questa seconda alternativa.

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sbordare

Come quando ti masturbi, se vuoi venire devi pensare a qualcosa che ti piace tanto, che per una sorta di meccanismo alchemico ti porta all’eiaculazione. È così, a meno che tu non voglia farti una sega eterna, eterna, eterna, eterna su cose piacevoli, belle, ma senza sbordare mai. Io, invece, voglio sbordare.

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