Il significato è soppiantato dalla funzione

Quanto più le idee diventano automatiche e strumentali, tanto meno esse sono viste come pensieri con un significato propio; sono considerate cose. Il linguaggio è diventato uno strumento come gli altri, nel gigantesco apparato di produzione della società moderna. Tutte le frasi che non equivalgano ad operazioni nell’ambito di quell’apparato appaiono al profano tanto prive di senso quanto lo appaiono ai contemporanei teorici della semantica secondo i quali sensata è la frase puramente simbolica e operativa, cioè puramente priva di esnso. Il significato è soppiantato dalla funzione, dall’effetto sul mondo delle cose e dei fatti. Nella misura in cui le parole non vengono usate per calcolare probabilità o per altri fini pratici – fra i quali è compreso anche il riposo, l’evasione – esse si espongono al sospetto di avere fini propagandistici, perché la verità non è più un fine sufficiente a se stesso.

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La libertà

Alla fine del 1862 Dostoevskij va all’estero per la prima volta e visita la Francia, l’Inghilterra, la Svizzera, la Germania. Tornato, pubblica «Note invernali su impressioni estive». Della libertà scrive: «Cos’è la liberté? La libertà. Che libertà? La libertà di fare tutto quello che si vuole entro i limiti della legge. Quando si può fare quello che si vuole? Quando si possiede un milione. La libertà fa ottenere a tutti un milione? No. Che cos’è una persona senza un milione? Una persona senza un milione non è uno che fa tutto quel che vuole, è uno a cui fanno tutto quel che vogliono».

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Quando

Quando mio padre mi legge i racconti di Asimov la sera, e io sotto le coperte, bambino che sta ancora imparando a leggere, provo a riprodurre col viso le espressioni dei personaggi descritte dalla voce di mio padre.
Quando porto la teglia con la pizza ancora da cuocere dal tagliere di mia madre al forno di mio padre.
Quando provo la sensazione di non avere più peso, o quasi, al culmine di un salto con l’asta troppo breve ma che per un istante dura tantissimo.
Quando, camminando per la mia città da solo, incontro per caso la mia ragazza che vive nella mia stessa città, un appartamento sotto al mio, e mi sorprendo e sono felice come se non la vedessi da mesi.
Quando, camminando per la mia città da solo, in uno dei miei brevi rientri dalla Germania, incontro il mio migliore amico che vive a Londra, anche lui rientrato casualmente nello stesso periodo e non lo sapevo.
Quando, d’estate, steso sull’argine del laghetto d’irrigazione in campagna, la mia ragazza e il mio migliore amico al mio fianco, sento un lento e pesante flap flap alle mie spalle e sono l’unico a voltarmi in tempo per vedere l’airone prendere il volo.

Delitto e castigo: parte sesta

I: dove Raskol’nikov passa dall’apatia al terror panico
II: dove Porfirij Petrovič scopre le sue carte
III: dove Raskol’nikov cerca Svidrigajlov
IV: dove Svidrigajlov racconta la sua storia (dal suo punto di vista)
V: dove Dunja spara due volte (ma non tre) a Svidrigajlov
VI: dove Svidrigajlov non viene visitato dal fantasma di Marfa Petrovna, ma solo da incubi
VII: dove io, Raskol’nikov, sua madre e sua sorella piangiamo
VIII: dove Raskol’nikov ripete la sua deposizione

Delitto e castigo: parte quinta

I: dove Lebezjatnikov parla di progresso ma Pëtr Petrovič pensa ad altro
II: dove Katerina Ivanovna litiga con tutti al banchetto commemorativo per il marito defunto
III: dove Pëtr Petrovič accusa Sonja di avergli rubato cento rubli
IV: dove sia Sonja che Raskol’nikov hanno le lacrime agli occhi
V: dove Katerina Ivanovna inizia e finisce di delirare

Delitto e castigo: parte quarta

I: dove Svidrigajlov sostiene che i malati sono gli unici a poter vedere i fantasmi, in quanto a metà fra i due mondi
II: dove Pëtr Petrovič Lužin prima di andarsene vorrebbe dire ancora una cosa
III: dove Razumichin e Raskol’nikov si fissano per un minuto intero
IV: dove Raskol’nikov si inginocchia davanti a tutta la sofferenza umana
V: dove Porfirij Petrovič gioca al gatto col topo con Raskol’nikov
VI: dove Raskol’nikov improvvisamente in cuor suo sente quasi una sensazione di felicità

Delitto e castigo: parte terza

I: dove Razumichin espone la sua teoria su verità e menzogna, e Avdot’ja Romanovna cammina avanti e indietro
II: dove Razumichin legge la lettera di Pëtr Petrovič Lužin
III: dove Raskol’nikov capisce che non potrà più parlare del tutto con nessuno
IV: dove uno sconosciuto segue Sof’ja Semënovna Marmeladova, detta Sonja
V: dove Raskol’nikov e Porfirij Petrovič disquisiscono sugli uomini ordinari e straordinari
VI: dove uno sconosciuto, forse un artigiano, dà dell’assassino a Raskol’nikov

Delitto e castigo: parte seconda

I: dove Raskol’nikov viene convocato dalla polizia
II: dove Raskol’nikov va a trovare Razumichin
III: dove Raskol’nikov continua a guardarsi attorno agitato e sconvolto
IV: dove Razumichin fa una ricostruzione molto acuta, forse troppo
V: dove Pëtr Petrovič Lužin illustra i pregi dell’individualismo capitalista
VI: dove Raskol’nikov torna sulla scena del delitto
VII: dove Marmeladov chiede un sacerdote