e’ rest

all’amato ragno

Visto in sogno. Uno spazio tra un prato e un giardino comunale nel quartiere di Kensington, con una fontana o una statua nel mezzo. Una scultura, in ogni caso. Moderna, ma non modernissima. Astratta, con un ampio foro nel centro e alcune corde che la attraversano, come una chitarra, ma meno femminile. Grigia. Qualcosa che ricorda lo stile di Barbara Hepworth, ma fatta di pensieri scartati e di frasi incompiute. Quasi un merletto. Sullo zoccolo c’è un’iscrizione: «All’amato ragno le ragnatele riconoscenti».

Continue Reading →

the answer is simple only if you have never been there

There are philosophies which, however difficult they may be, are in principle easy to teach and to learn. Of course, not everyone can teach or learn philosophy – any more than higher mathematics; but the philosophies of certain philosophers have this in common with higher mathematics: they present the simple alternative of being either understood or not understood. It is, in the last analysis, impossibile to misunderstand them. This is true of Aristotle, or St. Thomas Aquinas, or Descartes, or Locke, or Kant. Such philosophies are like mountains: you climb to their tops or you give up; or like weights: you lift them or they are too heavy for you. In either case you will know what has happened and ‘where you are’. But this is not so with the thought of Plato, or St. Augustine, or Pascal, or Kierkegaard, or Nietzsche. Their philosophies are like human faces on the features of which are inscribed, disquietingly, the destinies of souls; or like cities rich of history. ‘Do you understand Kant?’ is like hasking ‘Have you been to the summit of Mount Blanc?’ The answer is yes or no. ‘Do you understand Nietzsche?’ is like asking ‘Do you know Rome?’ The answer is simple only if you have never been there.

Continue Reading →

la tua casa

Perché la convinzione è in fondo la tua casa, il massimo conforto, e tu spendi tutti i risparmi della tua vita per arredare questa casa. Se il mondo intorno a te è povero e in colore, tu provvedi a stiparlo di oggetti mentali d’ogni genere, di lampadari e di tappeti persiani. Se invece quel mondo era già ricco di suo, allora preferirai la monocromia mentale, ti accontenterai di poche sedie astratte.

Continue Reading →

una sequenza che batte Beckett di parecchie lunghezze

Legato su una barella, Penkovskij viene portato dentro il crematorio municipale di Mosca. Un inserviente apre lo sportello del forno e altri due cominciano a spingere la barella e il suo contenuto nella fornace ardente; le fiamme stanno già lambendo le suole dell’uomo che urla. A questo punto dall’altoparlante una voce interrompe la procedura, perché un altro corpo è in programma per questa frazione di tempo. Penkovskij, sempre urlante ma incapace di scalciare, viene tirato indietro; arriva un altro corpo che, dopo una breve cerimonio, è spinto nel forno. Di nuovo si sente la voce dall’altoparlante: è il turno di Penkovskij, e lo fanno entrare. Una sequenza breve ma efficace. Una sequenza che batte Beckett di parecchie lunghezze, giova al morale e non si può dimenticare.

Continue Reading →

inventarsi la via a ogni passo

Piano piano sto arrivando a capire l’assurdità del compito che mi sono proposto. Ho l’impressione di dirigermi verso una meta, di sapere cosa volevo dire, ma pi avanzo più cresce la certezza che la strada per giugere al mio scopo non esiste. Devo inventarmi la via a ogni passo e ciò significa che non sono mai sicuro di dove mi trovo. Ho l’impressione di procedere in cerchio, di tornare di continuo sulle mie tracce, di disperdermi in varie direzioni. E anche se riesco a compiere qualche passo avanti, non sono affatto convinto che mi porterà dove penso di andare. Il fatto di vagare nel deserto non significa che ci sia una terra promessa.

Continue Reading →

l’unico modo libero

La vera disperazione pone questioni così cruciali che non riesce ad addattarsi a nessuna ideologia.
La truffa ideologica è quella di voler convincere la gente che esiste una verità. La realtà, allora, non conta più se non nella misura in cui può conformarsi a quella verità.
Eppure la povertà o le metastasi, per esempio, sono abissalmente indifferenti al Dow Jones o alla linea di un partito…
Qualcuno di certo obietterà che lo sono altrettanto alla poesia, e invece si sbaglia.
Svincolata da ogni logica, la poesia è l’unico modo libero che abbiamo per cogliere quello che davvero conta.

Continue Reading →

che cosa buffa

Ho avuto a lungo molta paura di guidare in autostrada.
In realtà non ci riuscivo proprio: optavo sempre per la staale, dove stranamente mi sentivo più a mio agio.
Ne ho parlato spesso con l’analista perché non capivo il motivo di tanta paura e anche perché quello era per me un grosso handicap sia per il lavoro, sia per la mia vita in genere.
Ed è stato uno dei pochi argomenti su cui lui si è degnato di darmi il suo parere…
Mi ha detto che, a ben pensarci, una macchina ha molti punti in comune con una bara, che lanciarsi a velocità innaturali su una strada in cui non si sa niente delle persone che guidano le altre bare è una cosa che dà da pensare e che, in condizioni del genere, gli sembava piuttosto legittimo avere paura.
Da allora non ho più paura. Che cosa buffa la psicoanalisi…

Continue Reading →