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Appunti settimanali #2: L’ultima notte

È fin troppo scontato fare le condoglianze al capitalismo, evidenziarne i difetti, preannunciarne la fine, ma d’altro canto la narrazione mainstream sembra continuare a usare slogan vecchi di mezzo secolo, con un certo nostalgismo incomprensibile (o comprensibile solo per motivi anagrafici), mentre il mondo continua ad accelerare in una direzione altra (sospendo il giudizio di valore, ma diversa di sicuro), passando di crisi in crisi senza soluzioni né alternative all’orizzonte.
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Der Hobbit

Ci sono film che mi posso permettere di vedere in tedesco, per cui è più importante il grande schermo che la totale comprensione dei dialoghi. O perché assenti (vedi All is lost) o perché ininfluenti (vedi Der Hobbit). Però non posso dire che sia univocamente un pregio per il film.
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Mondiali di Mosca 2013, cosa ricordare

Sono finiti due giorni fa i mondiali di atletica a Mosca e come al solito nessuno ne sa più niente. Ma ci sono stati eventi da ricordare, eccome.

Facile ricordare Usain Bolt, siamo nell’era del velocista più forte di tutti i tempi che, anche se non è sembrato al massimo della forma, è comunque risultato imbattibile, stabilendo un altro record: quello di medaglie in generale e di medaglie d’oro vinte ai mondiali. Eguagliando Carl Lewis nel primo caso e superandolo nel secondo.

Dopodiché, i risultati di più alto livello sono arrivati senza dubbio dall’alto e dal triplo uomini, dove due record mondiali mostruosi sono stati avvicinati.
La prima è stata la gara di alto di più alto livello della storia (o almeno così ha assicurato Bragagna, ma non fatico a crederlo), con 2 ragazzi in gara a 2.41, uno (Mutaz Essa Barshim) dei quali ha provato 2.44, l’altro (Bohdan Bondarenko) niente di meno che il record del mondo di Sotomayor che è lì da 20 anni esatti.
Il triplo invece ha visto un solo dominatore: Teddy Tamgho, che già detiene il record del mondo indoor e che per la prima volta supera i 18m, divenendo il terzo al mondo a superare la fatidica cifra. Bravo lui. D’altronde già qualche anno fa aveva dichiarato di voler battere il mostruoso record di Edwards e finalmente ci sta andando vicino. Ha solo 24 anni, se fa una carriera come quella di Donato, a 36 anni ne fa 19 di metri.

Anche fra le donne qualcuno ha provato il record del mondo. Quella della Zarina sembra una favola, una storia a lieto fine come non sempre accadono nella realtà. Dopo gli anni monstre e quelli della perdizione (o meglio della scarsa convinzione), Yelena Isinbayeva dichiara di volersi ritirare dopo i mondiali nella sua Moska. E dopo due-tre anni sotto tono, un record mondiale indoor portato via e un non proprio esaltante (per lei ovviamente) terzo posto alle olimpiadi, la Zarina è tornata e chiude così in bellezza la propria carriera.

A meno che.

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