Forlì

La collezione Verzocchi

Copertina CatalogoPalazzo Romagnoli, a Forlì, ha aperto da poco le sue porte ai visitatori e alla Collezione Verzocchi.
Giuseppe Verzocchi fu un imprenditore forlivese del secolo scorso, amante dell’arte tanto da commissionare una serie di quadri dalle dimensioni fissate (90×70) a vari artisti della metà del novecento sul tema del lavoro, creando un primissimo esempio di product placement. Infatti in (quasi) tutti i quadri è presente il famoso mattoncino V&D (Verzocchi e De Romano, suo socio d’affari nel campo dei materiali refrattari) ed è divertente anche scovarli all’interno delle varie opere. Opere di alto valore e interesse, anche per un profano come me. Sulle pareti si susseguono stili diversi e firme importanti (De Chirico, Guttuso, Moreni, …), per cui è quasi impossibile non trovare quadri di proprio gradimento all’interno della vasta collezione.
Inoltre, al piano superiore del Palazzo, c’è attualmente un’esposizione di opere del ‘900 degna di nota e molto varia, fra le sculture di Wildt, le incisioni di Giorgio Morandi e altre opere pittoriche e plastiche futuriste.
Infine, Palazzo Romagnoli stesso vale la pena di essere visitato dopo il recente restauro.
Non bastasse, il tutto è gratuito.
DeChiricoE non dico questo solo perché il video di presentazione della Collezione Verzocchi realizzato dagli amici di Sunset vede il mio nome fra i crediti (assistente alla produzione!) e perché mi sono divertito un sacco ad aiutare a realizzarlo, per quanto ho potuto. Però se vi capita, guardatelo che spiega la vita di Verzocchi e le connessioni dell’imprenditore con il mondo dell’arte molto meglio di quanto possa fare io in questo blog.

DOCUNDER30

Questo weekend si è svolta a Forlì la rassegna per giovani documentaristi dell’Emilia-Romagna DOCUNDER30, organizzata da der. Fra le altre cose, è stata anche un’ottima occasione di tornare al cinema-teatro Apollo, anche grazie ai soliti ragazzi di Sunset. L’Apollo è uno splendido locale nonché uno dei pochissimi cinema in centro a Forlì, purtroppo chiuso da un anno e mezzo.
Purtroppo, non sono riuscito a seguire tutte le proiezioni, vedendomi fondamentalmente la metà dei documentari presentati (fra cui il vincitore!) più il fuori concorso Forum Living. Esperienza molto interessante, tutti i documentari visti si sono rivelati molto interessanti e ben girati, un alto livello che non ha sorpreso Rocco Ronchi. Il filosofo era in giuria e come al solito ha elargito perle di saggezza.
Secondo lui infatti, in quest’epoca in cui sia i media televisivi che il cinema fanno fatica sia a raccontare storie che a essere vicini ad una realtà delle persone, i documentari riescono in entrambe le imprese, emergendo come vecchio genere tornato a nuova vita, espressione artistica quanto mai necessaria. Parrebbero confermare quest’idea, soprattutto a livello italiano, i vicintori di Venezia e Roma.

Personalmente, mi ha particolarmente colpito un documentario di denuncia del confine fra Spagna e Marocco, molto forte e su un tema che non conoscevo affatto: Number 9 si può trovare integralmente su YouTube. Molto interessante è anche il racconto della giovane regista Sara Creta che ha girato il tutto in mezza giornata perché poi è stata arrestata, riuscendo a salvare la memoria con le riprese, oltre che successivamente anche se stessa dalla polizia marocchina. Vale la pena di diffonderlo, anche se avverto sia una visione piuttosto forte.

Qualche piccolo live estivo

Qualche concerto senza pretese ce l’abbiamo anche noi qui in paese.

Orchestra del conservatorio di Cesena in piazzetta a Forlì, serata scoperta per caso, ma molto piacevole.
Scaletta. Viktor’s tale non se ne vuole andare dalla mia testa. 
Aperitivo all’Hana-bi con Wolther Goes Stranger e Foxhound sullo sfondo, in attesa che la musica cominci.
Purtroppo non ci sono foto degli attesi M+A, mi si era scaricato il cellulare.

Un grazie a Fede Rica per la prima foto e per l’espressione pensierosa nell’ultima.

Il Maestrone a Forlì: io (non) c’ero

Ingresso principale: “PIENO”

Ieri sera, in dolce compagnia, ero andato a sentire Francesco Guccini che presentava il suo ultimo libro proprio qui a Forlì, con anche la vaghissima speranza di ricavarci una foto assieme magari. Peccato che sia arrivato un po’ all’ultimo momento e la sala comunale traboccava di gente. Senza un reale motivo c’era anche gente seduta nella sala oltre quella della presentazione, nella vana speranza forse di sentire o captare qualcosa attraverso una minuscola porta e decine di metri di distanza. Mi dispiace non essere riuscito ad immortalare un anziano, pardon un coetaneo del Maestro, che sedeva sugli scranni del comune mentre tendeva l’orecchio con la mano a coppa dietro di esso, in una posa più plastica che utile.
Dopo qualche tentativo da una parte o dall’altra, abbiamo desistito e ci siamo consolati nei dolci, ma un breve post sul Maestrone volevo farlo lo stesso.

Ingresso secondario: la stanza sul retro
Laggiù da qualche parte c’è Guccini

In fondo, sono cresciuto a pane e Guccini e uno dei primi ricordi musicali che ho è quello del vinile de L’isola non trovata, album che tuttora adoro (probabilmente anche per motivi nostalgici). Ho amato e suonato i suoi pezzi, riletto i testi per vivere i quali sono in realtà troppo giovane. Tuttavia, anche se non ho vissuto in diretta gli anni di cui Guccini ha sempre parlato, ho spesso ammirato le sue citazioni colte, i riferimenti letterari, gli esistenzialismi sempre attuali, e anche i rimandi politici non hanno smesso di esserlo nella nostra Italia che non è poi così cambiata negli anni. Proprio quest’anno ha poi completato la sua carriera musicale con l’ultimo album, registrato nel mulino di famiglia, a Pavana. Programmatico e immaginifico il titolo dell’album e dell’ultimo pezzo (il migliore a mio giudizio): L’ultima thule.
Per me Guccini è come un padre dal quale non posso sottrarmi, semplice e diretto, ma comunque arguto, un frate seduto su una collina che guarda l’orizzonte e straparla, aspettando la notte e che passi un altro giorno ancora, il suo tema è il tempo e l’isola non trovata: l’uomo.