prefazioni

Non ha ragione proprio nessuno

Sono qua che agonizzo, annegato nei fazzoletti, leggendo e rileggendo, scrivendo e riscrivendo, imparando i significati di Erkältung e Halsschmerz.
In questi giorni ho anche avuto la conferma di due fatti risaputi: fare atletica fa bene anche al morale oltre che al fisico, mentre lavorare fa male anche al fisico oltre che al morale.
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Contemporaneo Indispensabile

lo stageLa scorsa settimana ho finito di leggere i racconti (per ora cinque) che formano il Contemporaneo Indispensabile di Simone Tempia.
Sono racconti brevi, pdf da poche pagine che si leggono al massimo in un quarto d’ora, anche al pc senza rovinarsi gli occhi quindi. E sono racconti intelligenti e pungenti, oltre che scritti molto bene. Si svaria da una Fede kafkiana ad un’inquietante Muffa[[1. forse il mio racconto preferito, anche se faccio davvero fatica a scegliere.]], passando per un geniale e quantomai contemporaneo Stage. Tutti uniti dal filo rosso di una contemporaneità distorta ma quanto mai attuale, il che mi ricorda la mia serie tv preferita (come fa notare anche lo stesso Roberto Recchioni nella prefazione[[2. prefazioni brevissime e che non spoilerano nulla, poco più di presentazioni d’autore, quindi finalmente prefazioni che non mi ispirano odio.]] de Lo Stage). Infine, oltre alle prefazioni d’autore, ci sono anche delle belle copertine e spesso un’impaginazione interessante che coniuga il racconto con l’arte visuale (fumetto?).
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Ubik

Ho i capelli così secchi oggi, così ingovernabili. Cosa deve fare una ragazza? È semplice: applicare e frizionare il cremoso balsamo per capelli Ubik! In soli cinque giorni scoprirete un nuovo volume nei vostri capelli, una nuova lucentezza. E Ubik in versione spray, se usato secondo le istruzioni, è assolutamente sicuro.

[Philip K. Dick, Ubik (Ubik), 1969, trad. Paolo Prezzavento, Fanucci 2008 [[1. tanto per cambiare questa edizione ha una prefazione terribile, non per i contenuti in sé (anzi), ma per il fatto di anticipare completamente la trama; quindi: da leggere perché interessante e densa di buoni spunti, ma rigorosamente dopo il romanzo]], p.127]

Prefazioni, interviste, PiL, ingiustizie varie

Sto giungendo alla conclusione che esistono prefazioni utili, o quantomeno accettabili, contrariamente a quanto credevo. Fondamentalmente potrei arrivare a stabilire che sono quelle concepite dallo stesso autore, come facenti parte dell’opera (vedi Saramago) o come presentazioni della stessa (vedi Le città invisibili di Calvino, appena iniziate).
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Di prefazioni e premi nobel

Sto leggendo Viaggio in Portogallo di Saramago, in preparazione del mio primo viaggio in Portogallo appunto. E proprio con questa lettura ho scoperto di aver (avuto, purtroppo) un alleato insperato nella mia lotta contro le prefazioni.
Nella prefazione del libro in questione Claudio Magris parafrasa il premio Nobel, scrivendo:

Anche le righe iniziali di questo viaggio mettono in guardia contro le prefazioni, inutili se l’opera non le richiede o indizi della sua debolezza se essa ne ha bisogno.

Per quanto breve e piacevole, anche questa prefazione saccheggia in piccola parte l’opera successiva, divenendo rindondante. Rimane comunque una delle poche prefazioni recenti che sia valsa la pena leggere prima anziché dopo il libro stesso, nonostante sarebbe potuta bastare davvero la “presentazione” (rinnega il nome di prefazione) dello stesso Saramago, poche pagine dopo, dove l’autore comincia con una delle sue numerose perle:

Mal gliene incoglie all’opera se le richiedono una prefazione che la spieghi, mal gliene incoglie alla prefazione se presume tanto.

 

Cosa vorrei e non leggere in una prefazione

Dal piccolo sfogo di ieri mi è venuto in mente di stilare una classifica di cosa vorrei e non vorrei leggere in una prefazione. Un piccolo bignami che, senza umiltà alcuna, vorrei proporre a qualunque casa editrice per evitare di spoilerarmi il libro che vorrei leggere sin dalle primissime pagine.

Cosa vorrei leggere in una prefazione:

  1. una contestualizzazione del libro all’interno della vita e del percorso artistico dell’autore, se necessario (in molti casi è molto utile e in generale un’introduzione alla vita dell’autore mi risulta spesso molto interessante prima della lettura delle sue produzioni);
  2. una contestualizzazione storica del libro, se necessaria (mi viene in mente Ghiaccio 9 (Cat’s cradle) di Vonnegut, la cui fruizione non è legata al periodo in cui è stato scritto, ma la cui genesi e i riferimenti sono più comprensibili se contestualizzato storicamente);
  3. note sulla traduzione, se necessarie (qui cascano a fagiolo le interessanti note di traduzione inserite come ultima parte della prefazione di Gabriele Frasca a cui mi riferivo ieri);
  4. curiosità varie ed eventuali che però non vadano in contrasto con…

Cosa non vorrei leggere in una prefazione:

  1. citazioni dal libro che andrò a leggere (a meno che non siano strettamente necessarie per le contestualizzazioni di cui sopra e che non vada contro al prossimo punto), ma soprattutto…
  2. NO SPOILER! (anche nella prefazione di Ma gli androidi sognano pecore elettriche? che sto leggendo ora vi sono rivelazioni sul romanzo in questione, va bene che l’abbiamo visto tutti Blade runner, ma metti che qualcuno ancora non l’avesse fatto e volesse prima leggersi il libro da cui è tratto?);
  3. riferimenti e spiegazioni, o ancor peggio saggi interi, su ciò che devo ancora leggere: non ha senso spiegarmi dei brani di un libro che mi accingo a iniziare ma di cui non ho ancora letto una riga; magari sono considerazioni molto interessanti, ma che si possono porre alla fine del libro, non all’inizio.

E con questo direi che è tutto, ma mi riservo di aggiungere punti all’elenco, mano a mano che mi imbatterò in altre prefazioni problematiche.