incontri

Arte in cantina

Autoritratto_Turoni
Alessandro Turoni è un ragazzo della mia età di Forlì, ma soprattutto un artista.
In questi giorni a Predappio Alta, nella cantina della Vecia cantena d’la pre’, c’è una personale dedicata alle sue sculture. L’atmosfera è adatta all’esposizione e la mostra rimane aperta fino al 19 agosto, per chi ne volesse approfittare. Inoltre, Alessandro è spesso presente di persona e disponibilissimo a illustrare la propria arte. Per quanto l’esposizione sia piuttosto eterogenea, due foto forse danno l’idea (cliccare per ingrandire).
Stambecco_Turoni

Elefante meccanico_Turoni

La teoria dei buchi neri_Turoni

Gorilla_Turoni

Vampiri, zombie e Rocco Ronchi


Due sere fa, sempre nel mio locale preferito di Forlì, il grande Rocco Ronchi ha parlato di zombie. Seriamente. E grazie a lui ho capito perché fra i due, e in generale fra le varie “creature della soglia” [[1. su questo argomento bisognerebbe approfondire, anche se non saprei né come né quando.]], sono sempre stato più attratto dai vampiri [[2. nonostante poi le recenti mode siano arrivate a farmi odiare entrambe le categorie]].
Non è tanto per la loro letterarietà (contro la propensione per il cinema degli zombie) o perché sono un romantico aristocratico, quanto per la loro solitudine e unicità (contro l’essenza puramente oncologica degli zombie). Ci dovrei ragionare su.
Nel frattempo, attendo che passino di moda.

Weekend in Ancona

Ancona mi ha riservato qualche piacevole sorpresa:

#1 divertente incontro con Marco Malvaldi

Un'orda di scatenate fan in disordinata fila per l'autografo

Un’orda di scatenate fan in disordinata fila per l’autografo

#2 interessante retrospettiva per i 50 anni di Diabolik in un seminterrato coerente con le opere esposte

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#3 il vinile di Twin Peaks (a solo 4€!)

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Il Maestrone a Forlì: io (non) c’ero

Ingresso principale: “PIENO”

Ieri sera, in dolce compagnia, ero andato a sentire Francesco Guccini che presentava il suo ultimo libro proprio qui a Forlì, con anche la vaghissima speranza di ricavarci una foto assieme magari. Peccato che sia arrivato un po’ all’ultimo momento e la sala comunale traboccava di gente. Senza un reale motivo c’era anche gente seduta nella sala oltre quella della presentazione, nella vana speranza forse di sentire o captare qualcosa attraverso una minuscola porta e decine di metri di distanza. Mi dispiace non essere riuscito ad immortalare un anziano, pardon un coetaneo del Maestro, che sedeva sugli scranni del comune mentre tendeva l’orecchio con la mano a coppa dietro di esso, in una posa più plastica che utile.
Dopo qualche tentativo da una parte o dall’altra, abbiamo desistito e ci siamo consolati nei dolci, ma un breve post sul Maestrone volevo farlo lo stesso.

Ingresso secondario: la stanza sul retro
Laggiù da qualche parte c’è Guccini

In fondo, sono cresciuto a pane e Guccini e uno dei primi ricordi musicali che ho è quello del vinile de L’isola non trovata, album che tuttora adoro (probabilmente anche per motivi nostalgici). Ho amato e suonato i suoi pezzi, riletto i testi per vivere i quali sono in realtà troppo giovane. Tuttavia, anche se non ho vissuto in diretta gli anni di cui Guccini ha sempre parlato, ho spesso ammirato le sue citazioni colte, i riferimenti letterari, gli esistenzialismi sempre attuali, e anche i rimandi politici non hanno smesso di esserlo nella nostra Italia che non è poi così cambiata negli anni. Proprio quest’anno ha poi completato la sua carriera musicale con l’ultimo album, registrato nel mulino di famiglia, a Pavana. Programmatico e immaginifico il titolo dell’album e dell’ultimo pezzo (il migliore a mio giudizio): L’ultima thule.
Per me Guccini è come un padre dal quale non posso sottrarmi, semplice e diretto, ma comunque arguto, un frate seduto su una collina che guarda l’orizzonte e straparla, aspettando la notte e che passi un altro giorno ancora, il suo tema è il tempo e l’isola non trovata: l’uomo.

 

Star Wars @ Mantova Comics

Mi ero dimenticato di parlare di uno degli stand più curiosi del Mantova Comics, quantomeno per me e i fan di Star Wars. Non è che io sia particolarmente appassionato della serie, ma ormai è talmente nel mio background che non posso estromettere la saga o giudicarla con obiettività.
Insomma, a questo stand c’era un annoiatissimo e spaesato Kenneth Colley, interprete di un ruolo minorissimo del secondo episodio della trilogia originale di Star Wars* che elargiva autografi e foto ricordo per 10 euro. Ne elargiva inevitabilmente pochi e quasi tutti erano più attirati dagli splendidi plastici accanto. Un po’ mi è dispiaciuto per l’attore americano, ma alla fine anche per me è stato così.

Dal punto di vista dell’Impero

Dal punto di vista dei Ribelli

*scopro ora da imdb che in realtà è presente anche nel Ritorno dello Jedi e una curiosità al riguardo: Kenneth Colley è l’unico attore a interpretare un ufficiale imperiale in più di un film di Star Wars (extra esclusi).

Due chiacchiere (e una dedica) con Vittorio Giardino

Due settimane fa* ero a Bologna (sotto la neve) per motivi vari e ne ho approfittato per girarmi un po’ il BilBolBul, il festival internazionale del fumetto. In particolare ho visitato la mostra di Vittorio Giardino e l’ho incontrato per farmi autografare con dedica una copia di No pasarán, il suo ultimo fumetto con protagonista Max Fridman (per farsi un’idea del personaggio, consiglio la puntata di Fumettology dedicatagli, la trovate qui).
Stimo Giardino non solo come autore a tutto tondo (scrittore e disegnatore di ottima qualità, apprezzato in tutto il mondo), ma anche come uomo, per aver fatto una scelta non facile, in un periodo in cui forse era ancora più anomala. Da ingegnere elettronico stipendiato e sposato, ha abbandonato la professione per dedicarsi anima e corpo ai fumetti. Ovviamente all’inizio è stata dura, ma poi ha raggiunto un successo planetario forse insperato agli esordi.

Dal vivo, Vittorio Giardino è una persona squisita. Gentile e cordialissimo, oltre alla dedica mi ha offerto una breve chiacchierata interessantissima, proprio sul fatto anticipato nel paragrafo precedente. Ci si è trovati a paragonare un po’ azzardatamente la mia situazione (di laureato ingegnere ma amante dell’arte e velleità di autore) con la sua passata, e lui mi ha chiesto di misurare la mia passione, ma che se è davvero intensa e c’è volontà di perseguirla non bisogna mollare e credere in sé stessi. Anche se non tutti sono dalla nostra parte, anzi. Per spiegarsi meglio, mi ha citato un episodio (divertente ora, al tempo credo meno) sulla suocera la quale diciamo non fu proprio entusiasta della sua scelta. Mi ha lasciato con una speranza e volontà di continuare a perseguire la mia passione che davvero non sentivo da qualche tempo, e una frase che mi è piaciuta molto:

Basta che ci sia, non dico una persona a dirti di farlo, ma almeno una persona a non dirti di non farlo, per aiutarti ad andare avanti.

*post auto-rubato da qui.