Romagna

Il continuo ritorno

Non sono più emozionato come le prime volte che tornavo a camminare nella mia piccola città, ho iniziato ad accettare (e dare per scontata) la mia doppia (molteplice) cittadinanza.

Però continuo a vedere ancora (sempre di più) questi luoghi e queste persone con occhi estranei/stranieri. I vecchi in bici, col basco, con la pipa, che gesticolano borbottano esclamano, le donne al mercato, chine, basse, rumorose, i giovani dai lineamenti, barbe, capelli, visi, vestiti scuri, giacche sciarpe sciarpine scarpe ritagliate sulle persone, gli sguardi fin troppo espressivi e curiosi, le parole, così tante lasciate nell’aria, fra le persone, sovrapposte incerte abbozzate esclamate complici compunte cantate. I silenzi come segni di interpunzione, non come spazi infiniti.

Non è una fuga

Oggi parto. La Germania non è una meta qualsiasi, la mia partenza non è casuale, ma la mia non è una fuga.
Lascerò indietro con gioia alcune cose (una su tutte: la politica italiana) mentre altre le rimpiangerò (una su tutte: la piadina), ma ciò che conta è partire. Un’esperienza nuova, una vita nuova, ma non senza legami con la vecchia e che alla vecchia tornerà senza dubbio. Non è una fuga, è un percorso, e come qualunque percorso che non sia circolare mi renderà più ricco, qualunque cosa succeda. Per il resto si vedrà.