Romagna

Il continuo ritorno

Non sono più emozionato come le prime volte che tornavo a camminare nella mia piccola città, ho iniziato ad accettare (e dare per scontata) la mia doppia (molteplice) cittadinanza.

Però continuo a vedere ancora (sempre di più) questi luoghi e queste persone con occhi estranei/stranieri. I vecchi in bici, col basco, con la pipa, che gesticolano borbottano esclamano, le donne al mercato, chine, basse, rumorose, i giovani dai lineamenti, barbe, capelli, visi, vestiti scuri, giacche sciarpe sciarpine scarpe ritagliate sulle persone, gli sguardi fin troppo espressivi e curiosi, le parole, così tante lasciate nell’aria, fra le persone, sovrapposte incerte abbozzate esclamate complici compunte cantate. I silenzi come segni di interpunzione, non come spazi infiniti.

Non è una fuga

Oggi parto. La Germania non è una meta qualsiasi, la mia partenza non è casuale, ma la mia non è una fuga.
Lascerò indietro con gioia alcune cose (una su tutte: la politica italiana) mentre altre le rimpiangerò (una su tutte: la piadina), ma ciò che conta è partire. Un’esperienza nuova, una vita nuova, ma non senza legami con la vecchia e che alla vecchia tornerà senza dubbio. Non è una fuga, è un percorso, e come qualunque percorso che non sia circolare mi renderà più ricco, qualunque cosa succeda. Per il resto si vedrà.

Qualche piccolo live estivo

Qualche concerto senza pretese ce l’abbiamo anche noi qui in paese.

Orchestra del conservatorio di Cesena in piazzetta a Forlì, serata scoperta per caso, ma molto piacevole.
Scaletta. Viktor’s tale non se ne vuole andare dalla mia testa. 
Aperitivo all’Hana-bi con Wolther Goes Stranger e Foxhound sullo sfondo, in attesa che la musica cominci.
Purtroppo non ci sono foto degli attesi M+A, mi si era scaricato il cellulare.

Un grazie a Fede Rica per la prima foto e per l’espressione pensierosa nell’ultima.