film

I Love You, Drama

Vedendo I Love You, Daddy viene in mente molto Allen (bianco e nero, New York, la musica, ricchi con problemi, protagonista inetto, persino una battuta sugli ebrei) ma è un film di Louis CK in tutto e per tutto: col suo pudore, le sue insicurezze, il suo acume. Il film è bello, con anche una virgola nel titolo, ma non è (solo) per questo che bisognerebbe vederlo.
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catalogare/archiviare/ricordare

Colpito da un flusso di informazioni costanti, alla ricerca di nuovi canali percettivi per poterne assorbire ancora di più, mi trovo spesso a dimenticare ciò che mi passa sotto gli occhi, nelle orecchie, per qualche millesimo di secondi fra le sinapsi del cervello. Nel disperato tentativo di dare senso a quelle brevi scariche elettriche (ammesso che sia possibile), ho bisogno di ricordare, archiviare, catalogare, per potere poi costruire nuovi ponti/mondi/connessioni neurali.
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Lynchiano

Per me, la decostruzione, come avviene nei film di Lynch, di questa «ironia del banale» ha influenzato il modo in cui vedo e strutturo il mondo. Dal 1986 ho notato che un buon 65% della gente che vedi al capolinea degli autobus in città fra mezzanotte e le sei del mattino tende ad avere i requisiti tipici delle figure lynchiane — vistosamente brutta, infiacchita, grottesca, carica di un’afflizione del tutto sproporzionata alle circostanze visibili. oppure: tutti abbiamo visto le facce delle persone assumere espressioni improvvise e grottesche — ad es., come quando ricevono notizie traumatizzanti, o danno un morso a qualcosa che si rivela disgustoso, o quando girano intorno ai bambini piccoli e gli fanno le facce strane senza nessun motivo — ma ho stabilito che un’espressione facciale improvvisa e grottesca non può essere definita veramente lynchiana se non nel caso in cui l’espressione sia mantenuta per qualche momento in più di quanto le circostanze potrebbero mai giustificare, sia tenuta semplicemente lì, fissa e grottesca, finché non comincia a significare circa diciassette cose diverse allo stesso tempo.
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I momenti peggiori di un regista

La fiducia in se stessi dei registi cinematografici, il loro entusiasmo e la loro voglia di vivere, sono francamente scoraggianti, specie per il romanziere, anima tetra seduta da sola nella sala buia della propria testa e mai sicura che le luci prima o poi si accenderanno. A giudicare dalle poche lamentele contenute in Projections 2, anche i momenti peggiori di un regista sembrano molto simili a quelli migliori di un romanziere.

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